Covid-19 | La Nigeria si attiva per rimpatriare i suoi cittadini

di Stefania Ragusa
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Il ministero degli Affari Esteri nigeriano ha stanziato un budget per far rientrare i connazionali bloccati all’estero a causa della pandemia di coronavirus. Ai responsabili di tutte le ambasciate è stato chiesto di redigere un elenco di quanti, di fronte all’emergenza che sta attraversando il mondo, desiderino ritornare a casa.
Abike Dabiri-Erewa, la presidente della Nidcom (Nigerians in Diaspora Commission, la Commissione dei nigeriani in diaspora nel mondo), ha inviato una comunicazione ufficiale sollecitando gli interessati a contattare i consolati e le ambasciate di riferimento. Le domande saranno, in seguito, inoltrate al ministero degli Affari Esteri.
I costi dell’operazione saranno – come avviene normalmente in questi casi – a carico dei singoli richiedenti, che, una volta sbarcati, saranno messi in quarantena. Nella dichiarazione, firmata da Abdur-Rahman Balogun, portavoce della Nidcom, si legge testualmente: «Si consiglia ai nigeriani interessati di informare le ambasciate nei vari Paesi in cui si trovano, le quali, poi, si confronteranno e si coordineranno con il ministero degli Affari esteri».
Specificatamente per i nigeriani in Italia, è stata diffusa un’altra nota, in data 6 aprile, in cui si specifica quanto segue: all’ambasciata nigeriana in Roma bisognerà inoltrare i propri dati, l’indirizzo, la fotocopia del proprio passaporto, e, fondamentale, un certificato medico che attesti lo stato di salute in relazione al Covid-19. Tutto questo, entro il 10 aprile, ossia entro domani. L’indirizzo a cui scrivere è: chancery@nigerianrome.org.
La situazione in Nigeria,, alla data odierna, è di 276 persone contagiate, 6 decedute e 44 ristabilite.
Di fronte alla possibilità del rientro c’è chi si domanda – comprensibilmente – se sia opportuno o meno riportare, in un contesto sanitario fragile come quello nigeriano, persone che potrebbero potenzialmente veicolare il virus. Difficile dare una risposta certa. Di sicuro, però, le ingenti misure di contenimento e prevenzione disposte dal governo nigeriano fino a questo momento ci autorizzano a ipotizzare che il periodo obbligatorio di isolamento e/o quarantena a cui saranno sottoposti i “rientranti” sarà fatto osservare con rigore e con una tempistica adeguata a isolare e arginare eventuali focolai.
Come affermato già nel mio blog e in un precedente articolo, la prevenzione in una situazione come questa si basa sul contenimento dei casi importati e sul tentativo di fermare la trasmissione nella comunità. La Nigeria si è mossa rapidamente in questa direzione sin dalle prime avvisaglie, memore delle lezioni apprese in occasione delle precedenti emergenze sanitarie, compreso il devastante focolaio di ebola nel 2014-2016. Essersi attivata per consentire ai suoi cittadini di rientrare (come stanno facendo d’altra parte molti altri Paesi tra cui l’Italia) ci sembra un segnale di  attenzione e responsabilità verso la popolazione.

(Luisa Wizzy Casagrande)

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