L’Onu proroga di un anno le sanzioni al Sud Sudan

di Tommaso Meo
sudan

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato di un anno le sanzioni imposte al Sud Sudan, tra le quali c’è l’embargo sulle armi. La risoluzione è stata adottata con una votazione registrata di nove voti a favore (Bahrein, Colombia, Danimarca, Francia, Grecia, Lettonia, Panama, Regno Unito, Stati Uniti) e sei astensioni (Cina, Repubblica Democratica del Congo, Liberia, Pakistan, Federazione Russa, Somalia).

Oltre a rinnovare tali misure fino al 31 maggio 2027, l’organo composto da 15 membri ha anche esteso il mandato del Gruppo di esperti che assiste il Comitato per le sanzioni contro il Sud Sudan fino al 1° luglio 2027.

Il Paese più giovane del mondo ha ottenuto l’indipendenza nel 2011, il che ha portato all’istituzione di una missione di pace delle Nazioni Unite (Unmiss) a sostegno della stabilità. Tuttavia, nel 2013, gli scontri tra fazioni rivali sono scoppiati nella capitale Juba e si sono rapidamente estesi a tutto il Paese, innescando una grave crisi politica e di sicurezza. Un accordo di pace del 2015 è fallito poco dopo la sua firma, prima che un accordo di pace rivitalizzato, firmato nel 2018, portasse alla formazione di un governo di transizione. Ciononostante, la violenza e le tensioni politiche persistono tutt’ora.

Secondo l’ultimo rapporto del Segretario generale Onu sui principali parametri di riferimento, il periodo dal 2025 al 2026 è stato il più difficile dalla firma dell’accordo, caratterizzato da stagnazione e preoccupanti battute d’arresto.

Le sanzioni imposte al Sud Sudan continuano a dividere il Consiglio. Il rappresentante degli Stati Uniti, pur accogliendo con favore l’adozione odierna, ha affermato che la sua delegazione è «scoraggiata dalla mancanza di progressi sui parametri di riferimento e dal continuo deterioramento della situazione politica e di sicurezza» nel Sud Sudan. Questo è dovuto alla mancanza di volontà politica nel Paese, ha dichiarato, invitando il presidente Salva Kiir e gli altri leader sud-sudanesi a riprendere il dialogo diretto per allentare la violenza.

La Russia ha parlato invece di un testo eccessivamente critico e che non tiene conto dei passi avanti fatti. Da parte sua, il delegato della Repubblica Democratica del Congo, intervenuto anche a nome di Liberia e Somalia, ha spiegato che i tre membri africani si sono astenuti a causa dei dubbi sulla capacità delle misure attuali di contribuire a una pace duratura e alla stabilizzazione delle istituzioni nazionali nel Sud Sudan. Il rappresentante della Cina ha osservato che l’embargo sulle armi è in vigore da quasi otto anni e ha limitato la capacità del governo di proteggere i civili e mantenere la stabilità interna

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