Il rapporto finale del Panel di esperti delle Nazioni Unite sulla Libia, la cui pubblicazione ufficiale è prevista per il 9 aprile, dedica un’ampia sezione a possibili inosservanze dell’embargo sulle armi e del divieto di assistenza militare. Il documento, i cui contenuti sono trapelati negli ultimi giorni e sono stati oggetto di un’inchiesta del quotidiano Repubblica, cita in particolare la Bielorussia e l’Italia tra i soggetti coinvolti nelle presunte violazioni.
Tra gli episodi documentati dagli esperti figura un corso di addestramento al metodo di combattimento militare che si è svolto nel dicembre 2024 e destinato a 27 cadetti dell’accademia di Tripoli. L’attività, condotta dal personale del 184° Reggimento paracadutisti Nembo nell’ambito della missione bilaterale Miasit, è stata giudicata di natura prettamente militare e dunque non conforme alla risoluzione Onu numero 1970 del 2011. La risoluzione prevede il divieto di fornire, vendere o trasferire armi e materiale militare verso la Libia, inclusi addestramento e assistenza tecnica militare
L’indagine del Panel, che copre le attività documentate fino al 14 febbraio 2026, evidenzia criticità anche in merito a una serie di movimenti aerei diretti in territorio libico. In questo ambito sono finiti sotto osservazione 38 voli cargo militari decollati dall’aeroporto di Pisa e atterrati a Misurata, Tripoli e Bengasi tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.
Secondo il rapporto, l’Italia è stata classificata come «non conforme» a causa della mancata risposta a tre comunicazioni formali inviate dagli esperti per ottenere chiarimenti sulla natura dei carichi e sugli scopi dei trasferimenti. Un analogo silenzio istituzionale è stato attribuito agli Stati Uniti per 11 voli operati dalla base siciliana di Sigonella. A differenza di Roma e Washington, altri attori internazionali come Russia, Turchia e Regno Unito hanno fornito risposte alle richieste di informazioni, sebbene il Panel ne stia ancora valutando l’esaustività.


