di Mario Ghirardi
L’Unesco si appresta a ufficializzare, nel prossimo mese di luglio, la nuova lista dei Patrimoni dell’Umanità. Per questa sessione l’Africa presenta quattro candidature. Tra questi, per la prima volta c’è Sao Tomè e Principe con le sue Roças, grandi aziende agricole di cacao e caffè che hanno plasmato l’architettura e l’organizzazione sociale delle isole. Il sito include le Roças di Monte Café, Agua-Izé e Sundy, testimoni di profonde trasformazioni economiche e umane. Segue la Tunisia – già premiata di recente con l’inserimento della zona geologica di Dahar tra i Geopark – che candida Sidi Bou Saïd come «hub d’ispirazione culturale e spirituale nel Mediterraneo». Il villaggio, noto per i suoi edifici bianchi e blu sul Golfo di Tunisi, è da secoli un centro di attrazione per artisti e intellettuali. Le isole Comore presentano invece le Medine dei Sultanati storici, una candidatura che punta a valorizzare l’architettura swahili e l’influenza islamica nell’arcipelago. Infine l’Etiopia propone i Monasteri delle isole del Lago Tana e le zone umide circostanti, un’area che unisce natura e spiritualità millenaria.

I quattro dossier seguono i cinque ingressi avvenuti nel 2025, che hanno riguardato altrettante nazioni africane, incluse “new entry” come Sierra Leone e Guinea-Bissau. Tra i siti approvati lo scorso anno: gli Ecosistemi costieri e marini dell’Arcipelago delle Bijagós (Guinea-Bissau), area di biodiversità nell’Oceano Atlantico che ospita specie rare come gli ippopotami marini e le tartarughe verdi; il Complesso di Gola-Tiwai (Sierra Leone)che include il Parco Nazionale della Foresta Pluviale di Gola e il Santuario di Tiwai, vitale per la conservazione dello scimpanzé occidentale e dell’ippopotamo pigmeo; l’Estensione del Parco delle Zone Umide di Simangaliso (Mozambico/Sudafrica) è invece un ampliamento transfrontaliero che unisce il parco sudafricano con il Parco Nazionale di Maputo in Mozambico, creando un’area protetta di quasi 4.000 chilometri quadrati.
Per le aree montane è entrato nella lista Unesco il Paesaggio culturale del Monte Mulanje (Malawi), caratterizzato da formazioni rocciose e un ecosistema unico, di profondo valore spirituale per le comunità locali. Sul fronte storico-archeologico, è stato inserito il Paesaggio culturale di Diy-Gid-Biy (Camerun), un complesso sui Monti Mandara composto da strutture in pietra a secco risalenti a un periodo tra il XII e il XVII secolo.

Nonostante alcune cancellazioni avvenute in passato a causa di attività illegali, cambiamenti climatici o carenza di fondi, i siti protetti Unesco in Africa continuano a crescere e hanno raggiunto quota 112.
Tuttavia, diverse aree restano ad alto rischio di conservazione. In Repubblica Democratica del Congo gli okapi sono minacciati da insediamenti illegali e i gorilla dei Parchi Nazionali di Virunga, Kahuzi-Biega e Garamba (quest’ultimo in controtendenza) sono oggetto di bracconaggio. In questa regione le minacce includono la gestione critica delle aree, lo sfruttamento minerario incontrollato e la vicinanza a conflitti armati. L’instabilità politica regionale influisce negativamente anche sulle aree archeologiche costiere della Libia e sulle Riserve naturali dell’Air e del Tenerè in Niger.
Di contro, gli ultimi monitoraggi hanno registrato miglioramenti per la foresta pluviale di Atsinanana in Madagascar e per i siti storici di Abu Mena in Egitto e Ghadames in Libia, precedentemente minacciati dalle inondazioni. Negli ultimi anni, infine, sono stati riclassificati con esito positivo anche il Parco Nazionale di Niokolo-Koba in Senegal e il sito delle Tombe di Kasubi in Uganda.



