Cinema, con “Clarissa” Virginia Woolf parla nigeriano

di Tommaso Meo

di Annamaria Gallone

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Ricordate quando anni fa parlavamo dei film di Nollywood come di una cinematografia di larghissima diffusione, ma di bassissima qualità? Ora la situazione è cambiata perché, mentre permangono le produzioni popolari a un costo molto ridotto e senza ambizioni artistiche, assistiamo a una continua crescita del cinema nigeriano nel panorama internazionale e un esempio icastico è Clarissa, firmato dai fratelli gemelli Arie e Chuko Esiri, film che si è fatto notare tra i vari titoli della Quinzaine des réalisateurs 2026, sezione parallela del Festival di Cannes, come un’epopea dei sentimenti e della fatica del crescere.

Il film è liberamente ispirato a Mrs. Dalloway di Virginia Woolf. «Credo di aver letto Mrs Dalloway almeno cinque o sei volte nella mia vita», racconta Chuko Esiri, il cui processo di adattamento del libro è cominciato nel 2019. «Quando è capitato la prima volta ero adolescente. L’ho sentito, ma non l’ho capito. Non avevo vissuto abbastanza e tutto ciò che fa il libro è dirti di immedesimarti in una donna di mezza età che organizza una festa. Quando poi ho raggiunto i trent’anni ho detto: bè, ora ha molto più senso. Tutto è stato più chiaro quando l’ho riletto nove anni fa. Dentro ci ho riconosciuto pezzi di me stesso, dei miei amici, dei genitori. Tutto mi è sembrato evidente e questo è importante in caso di adattamento, perché l’ambientazione e alcune caratteristiche dei personaggi possono essere diverse, ma l’emozione è la stessa. Questo ci ha fatto da guida durante la stesura della sceneggiatura. E, ad ogni modo, la Nigeria ha una storia colonialiale legata alla Gran Bretagna, oltre che un retaggio cristiano e cattolico; perciò, non risultava strano trovare un personaggio dal nome Clarissa o Peter. Anche Septimus, che può sembrare un nome insolito, ha origini cattoliche».

Clarissa è una ragazza nigeriana figlia di un uomo ricco e potente. Cresciuta nell’alta società di Lagos, è raffinata, intellettualmente vivace, innamorata della cultura e della libertà, ma da lei traspare la nostalgia di una donna che ha pagato un prezzo eccessivo per la sua posizione di prestigio e che ha dovuto assopire le grandi passioni del passato che la facevano sentire libera e viva. È intenta a preparare un ricevimento importante, durante il quale rivedrà con sua grande sorpresa le persone che hanno segnato la sua adolescenza: amici inseparabili, vecchi complici e persino il grande amore del passato: l’occasione per riflettere del passato, dei ricordi, dei non detti, e per condividere ciò che tutti loro nel frattempo sono diventati. Scopre così che anche i suoi amici hanno conosciuto la fatica del vivere, che si traduce in traumi post-traumatici per chi si è arruolato nell’esercito, in traumi sentimentali per chi ha deciso di partire per fare carriera, in traumi emotivi di chi come Clarissa si è messa «il futuro alle spalle».

Ma le relazioni preziose smarrite per strada non sono mai del tutto perdute, sembrano dire Arie e Chuko Esiri con questo film di elevata sensibilità letteraria e artistica. Così sullo schermo scorrono i flashback dell’adolescenza di Clarissa ad Abraka, nello Stato del Delta, i pomeriggi passati in spiaggia con gli amici, a leggere su un’amaca in due, a discutere di politica e dibattere dell’idea colonialista dell’Africa, dell’indipendenza delle donne e del regime militare, ma soprattutto a scoprire le prime pulsioni sessuali e sentimentali.

Da notare che Clarissa non ha richiesto solamente la presenza della protagonista e dei partecipanti alla sua festa, ma fa avanti e indietro per mostrare la giovinezza e la vita attuale di tutti i protagonisti coinvolti nel racconto. Il che ha significato trovare l’interprete giusto per un ruolo non una, bensì due volte. A vestire i panni della Clarissa del film è Sophie Okonedo, Alex Thompson che reciterà nel prossimo blockbuster The Great Beyond di J.J. Abrams, mentre a farle da controparte è l’India Amarteifio oramai specializzata nei ruoli «da giovane» dei personaggi.

Non è quindi stato semplice comporre questo duplice cast: «Sophie è stata la prima persona che abbiamo coinvolto», ricorda Arie Esiri. «È stata l’unica, fin dall’inizio, a cui siamo riusciti a pensare per il ruolo. Sia Sophie che altri attori del cast, come ad esempio David, sono poi interpreti nati in Inghilterra che hanno una carriera nel paese, ma che con un progetto come Clarissa hanno potuto ricollegarsi con le proprie origini nigeriane. Alcuni hanno accettato proprio perché volevano vivere l’esperienza di questa sorta di viaggio di ritorno a casa. La sfida ovviamente è stata scritturare ogni personaggio due volte, prima da giovane poi da adulto. Non avevamo minimamente intenzione di ringiovanire qualcuno in stile Cgi e grazie alla nostra casting director Nina Gold ci si sono aperte delle porte che hanno permesso di portare a compimento questa operazione».

Splendida la fotografia che si concentra anche su tutti i dettagli dell’ambiente e porta lo spettatore «dentro» un’Africa benestante, nella villa favolosa di Clarissa e nei paesaggi nigeriani evidenziandone i vivacissimi colori.

Da non perdere questo film intenso e agrodolce incentrato sul rapporto con il passato, sulla costruzione dell’identità e sull’ancoraggio con la propria terra.

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