Angola | Isabel dos Santos: «Possibile mia candidatura»

di Pier Maria Mazzola
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La prassi delle “dinastie democratiche” minaccia di rinnovarsi, questa volta declinata al femminile? Isabel dos Santos – figlia di Eduardo José dos Santos, presidente dell’Angola per ventotto anni, e considerata la donna più ricca del continente – ha annunciato che «è possibile» che si candidi alle prossime elezioni presidenziali. Comunque non imminenti, dato che João Lourenço, già delfino del predecessore, è a metà del suo mandato quinquennale. E in ogni caso questa è una storia tutt’altro che lineare, non catalogabile tra le vicende da regimi da operetta.

Oltre alle numerose e importanti attività imprenditoriali di successo di Isabel dos Santos, spicca il conflitto d’interessi – così per lo meno è percepito da molti – con cui il padre ha terminato la sua carriera: nel 2016 le affidò Sonangol, la compagnia petrolifera nazionale. Titolarità che il nuovo presidente, a sorpresa, si affrettò a rimuovere dalle sue mani diciotto mesi dopo. Ma in ballo non c’è, oggi, solo una questione riguardante le passate commistioni politica-famiglia. Il successore di dos Santos alla testa di Sonangol l’ha accusata di avere distratto svariati milioni di dollari dell’azienda attraverso giri di conti all’estero. Il caso è lungi dall’essere risolto, come abbiamo riferito ai primi dell’anno.

Desta quindi sorpresa la sua intervista rilasciata al canale Rtp, secondo cui la miliardaria di Luanda vede «possibile la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2022». Isabel dos Santos ha denunciato alla televisione pubblica portoghese di essere stata sottoposta a una «persecuzione legale» finalizzata alla sua neutralizzazione politica. Quanto alle presunte irregolarità commerciali e i presunti vantaggi di cui avrebbe indebitamente beneficiato grazie al fatto di essere la figlia dell’ex capo dello Stato – domande che sono state l’occasione e il centro di un’ora d’intervista –, la donna d’affari si è difesa carte alla mano, sostenendo di avere sempre lavorato «in maniera trasparente» e che è in atto in Angola un tentativo sistematico di eliminare le figure che potrebbero svolgere un ruolo nel futuro del Paese.

«Non mi è stata data l’opportunità di difendermi. Non eravamo informati che ci fosse una procedura dinanzi al tribunale di Luanda e non abbiamo mai ricevuto alcuna notifica. Non mi è mai stata data la possibilità di fornire alcun chiarimento», ha sostenuto dos Santos. E ha controaccusato denunciando l’esistenza di «una campagna politica, concertata e finanziata, che muove dall’Angola e che è in corso in Portogallo e non solo, allo scopo di neutralizzare la mia persona come possibile oppositore politico».

Nel merito dell’accusa di essere stata favorita dal padre, che l’aveva messa alla guida della compagnia petrolifera di Stato, si è difesa ricordando che il presidente lo aveva fatto affidandole una missione molto specifica: «ristrutturare un’impresa fallita. Se José Eduardo dos Santos avesse avuto intenzione di avvantaggiare i sui figli, non avrebbe messo lì la sua figlia quando il corso del petrolio era a [soli] 29 dollari e l’impresa era praticamente fallita, nell’ordine dei venti miliardi di dollari – Mentre in precedenza il petrolio era stato a 120 dollari e l’impresa distribuiva dividendi. In queste accuse c’è incoerenza».

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