Il Corno d’Africa torna a tremare

di Tommaso Meo
carroarmato

La fragile pace del 2018 tra Etiopia ed Eritrea è nuovamente in bilico. Asmara si riavvicina ai Tigrini e dialoga con le forze ostili ad Abiy Ahmed, mentre il premier perde terreno tra gli Amhara e deve fronteggiare nuove tensioni interne. Sullo sfondo, le guerre in Sudan e Yemen, la crisi del Mar Rosso e la competizione delle potenze regionali rendono il Corno d’Africa sempre più esplosivo

di Mario Giro

La pace “definitiva” del 2018 tra Asmara e Addis è oggi a rischio. Il presidente eritreo Isaias Afwerki e il primo ministro etiopico Abiy Ahmed sono ai ferri corti e, secondo diverse ricostruzioni, non si parlano da circa due anni. Il riavvicinamento con l’Eritrea aveva offerto ad Abiy un sostegno strategico per rompere l’isolamento regionale, sconfiggere la ribellione del Fronte di liberazione del popolo tigrino (Fplt) e presentarsi come il leader capace di chiudere una guerra congelata da vent’anni. Per Asmara, l’intesa rappresentava l’occasione per superare l’ostilità tigrina, attenuare gli effetti della guerra del 1998-2000 e ottenere l’applicazione della decisione dell’arbitrato internazionale che le aveva dato ragione sulla controversia territoriale.

Il conflitto tra Addis Abeba e Makallé, capitale del Tigray, dal 2020 al 2022 aveva inizialmente rafforzato il governo federale. Ma la pace non ha prodotto un nuovo equilibrio nazionale. Al contrario, i rapporti di forza stanno nuovamente cambiando: Asmara si avvicina ai Tigrini e trova sponde anche tra gli Amhara, sempre più insoddisfatti di Abiy. A complicare il quadro è stata la rottura dell’alleanza tra Abiy e gli Amhara, suoi ex alleati nella guerra contro i Tigrini. Al centro dello scontro c’è ancora la ridefinizione dei confini interni, in particolare il controllo del Wolkait, o Tigray occidentale, che gli Amhara considerano proprio. Come Meles Zenawi si era fatto molti nemici con la sua politica federalista, anche il progetto centralista di Abiy fatica a trovare consenso tra le diverse nazionalità etiopiche. L’Etiopia resta segnata da uno squilibrio storico tra le sue componenti. Tra federalismo e centralizzazione non è ancora stato trovato un assetto capace di garantire coesione nazionale. E le identità regionali si rafforzano, diventando sempre più concorrenti. A questo si aggiunge la guerra civile in Sudan, scoppiata nel 2023, che vede Asmara e Addis Abeba muoversi su fronti opposti. Dopo gli accordi di Pretoria, che hanno posto fine alla guerra nel Tigray, il quadro politico etiopico sembra nuovamente rovesciarsi. Gli analisti evocano il rischio di un nuovo conflitto nella parte finale del 2026. L’Eritrea è in contatto con diversi attori contrari ad Abiy, compresi ambienti tigrini, amhara e oromo. Questi ultimi restano in una condizione di latente ribellione, mentre le milizie Fano amhara combattono apertamente contro il governo federale. Emergono così convergenze tattiche tra forze diverse, accomunate dall’opposizione all’élite al potere ad Addis Abeba.

Il Corno d’Africa è diventato il punto d’intersezione di conflitti che si alimentano reciprocamente: la fragilità dello Stato etiopico; la disputa tra Eritrea ed Etiopia sullo sbocco al Mar Rosso e sul porto di Assab; l’instabilità del Mar Rosso e del Golfo di Aden; le guerre in Yemen e Sudan; le tensioni intorno alla Somalia e al Somaliland; l’insicurezza delle rotte tra Bab el-Mandeb e il Canale di Suez. Un intreccio esplosivo, aggravato dalle ingerenze delle potenze del Golfo e del Nord Africa. Anche la rivalità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti apre nuovi spazi per competizioni regionali. Asmara cerca di mantenere rapporti con i diversi attori, mentre Addis Abeba ha scelto più nettamente i propri schieramenti, anche nella guerra sudanese, dove è accusata di sostenere le Rapid Support Forces (Rsf) di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti. La recente escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso ancora più strategica la fascia compresa tra il Canale di Suez e le coste somale. Le grandi e medie potenze non possono ignorarla: da qui passa una quota cruciale del commercio globale. Il rischio, dunque, non riguarda più soltanto l’Etiopia o i rapporti tra Addis Abeba e Asmara. È l’intero equilibrio del Corno d’Africa, e con esso una delle principali arterie commerciali del pianeta, a essere nuovamente in gioco.

Questo servizio è uscito sul numero 6/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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