La guerra invisibile dei minerali che divora il Sudafrica

di Tommaso Meo

Omicidi, sfollati e tensioni xenofobe: l’escalation nell’area di Johannesburg svela il perimetro di un settore fuori controllo che minaccia le comunità locali

di Valentina Giulia Milani

Diciotto morti in un locale nel territorio delle miniere d’oro e, tre giorni dopo, 121 presunti minatori non regolari arrestati in un’operazione nella stessa regione. La strage di Wedela, vicino a Carletonville, ha riportato l’attenzione sull’insicurezza delle comunità minerarie a sud-ovest di Johannesburg e sulle reti che controllano l’estrazione clandestina.

Intorno alle 21.30 di sabato 26 settembre, secondo la ricostruzione della polizia, otto uomini armati hanno aperto il fuoco sugli avventori all’esterno del locale, poi sono entrati e hanno continuato a sparare. Il movente resta da accertare: Reuters ha riferito l’ipotesi di rivalità tra gruppi coinvolti nell’estrazione illegale, mentre il commissario provinciale, citato dall’emittente pubblica Sabc, ha indicato anche una possibile rapina.

Tre giorni dopo, a Mphahla, vicino a Fochville, nel Gauteng, un blitz ha portato all’arresto di 121 presunti minatori non regolari. Secondo la polizia sudafricana, citata da Jacaranda FM, sono state recuperate cinque armi da fuoco, tra cui un AK-47, oltre ad attrezzature e materiale contenente oro. Un sequestro che documenta la presenza di armi nelle attività clandestine della zona, senza però dimostrare il coinvolgimento dei fermati nell’attacco.

Come funziona la filiera irregolare dei minerali

Per comprendere ciò che accade attorno alle miniere bisogna seguire il percorso del minerale. Gli “zama zama”, come sono chiamati i minatori clandestini, rappresentano il passaggio più visibile di una filiera che prosegue oltre i pozzi. Un rapporto parlamentare del novembre 2022 descrive le reti organizzate attraverso cinque livelli: chi estrae, chi compra localmente e fornisce rifornimenti e protezione, gli intermediari regionali, i distributori e i destinatari internazionali. Il controllo degli accessi ai giacimenti si inserisce così in un sistema di acquisto, trasporto e vendita, dal quale dipendono i guadagni dell’attività illegale.

Questa economia attraversa settori e territori differenti. Lo stesso rapporto elenca, oltre all’oro, concentrati di platino, cromo, diamanti, carbone, ferro e manganese. L’attività si svolge nelle miniere abbandonate ma anche in quelle operative, sottoterra e in superficie. Nell’area di Rustenburg, nel North West, assume particolare rilievo il cromo: nel 2023 il Parlamento descriveva gli scavi illegali a Witrantjies come un’attività «su scala industriale».

Rustenburg amplia quindi il quadro oltre l’immagine dei lavoratori che cercano oro con strumenti rudimentali. È un territorio legato anche ai metalli del gruppo del platino, presenti nel complesso geologico del Bushveld insieme a cromo e vanadio. La compresenza di risorse diverse rende essenziale distinguere i titoli che autorizzano a estrarle e le regole che ne disciplinano la lavorazione.

I nodi dell’inquinamento e della sicurezza

È proprio negli impianti di trattamento che emergono alcune delle difficoltà di controllo. Nel marzo 2026 una commissione dell’assemblea legislativa del North West ha riferito che circa trenta impianti di lavaggio del cromo, su circa settanta ispezionati nell’esercizio 2025/26, operavano senza autorizzazione ambientale. Il documento denunciava scarichi nei fiumi, inquinamento, degrado del suolo e scavi pericolosi, oltre alla scarsa collaborazione tra le autorità. Nel distretto di Bojanala erano disponibili soltanto tre ispettori per verificare il rispetto delle norme.

La sicurezza dei siti è un altro nodo. Dopo la morte di diversi minatori a Nkaneng, vicino a Rustenburg, in agosto, il ministero delle Risorse minerarie ha precisato che l’incidente era avvenuto entro un’area dotata di un permesso valido, in un’operazione a cielo aperto. Ha annunciato verifiche sulla conformità alle norme. La vicenda mostra perché il confine tra attività autorizzate e non autorizzate debba essere ricostruito caso per caso, anche all’interno dello stesso perimetro minerario.

Gli effetti sul tessuto sociale

Gli effetti di questa economia si fanno sentire anche fuori dai siti, nei quartieri dove il controllo armato limita la libertà dei residenti. Nel gennaio 2026 il presidente della commissione parlamentare per le Risorse minerarie, Mikateko Mahlaule, ha denunciato le notizie di minacce da parte di minatori illegali pesantemente armati a Sporong, un insediamento di Randfontein, nel Gauteng. Secondo il comunicato, circa 300 famiglie erano state costrette a lasciare le proprie case. Il parlamento ha chiesto indagini e assistenza per gli sfollati.

Alla paura della criminalità si possono sovrapporre tensioni contro i lavoratori stranieri, presenti nelle attività estrattive clandestine. Il rapporto parlamentare del 2022 indica tra i Paesi di provenienza Lesotho, Zimbabwe, Mozambico ed eSwatini, ma riconosce anche il coinvolgimento di sudafricani. Le valutazioni sulla prevalenza di persone senza documenti si basavano, almeno in parte, sui dati degli arrestati: descrivono quindi le persone intercettate dalle autorità, senza offrire una misura precisa e aggiornata della composizione dell’intero settore.

Il caso di Krugersdorp

Il caso di Krugersdorp mostra come queste tensioni possano esplodere dopo un crimine. Il 28 luglio 2022 otto donne sono state vittime di violenza sessuale durante l’attacco a una troupe impegnata nelle riprese di un video musicale nelle vicinanze di un sito minerario. L’episodio ha provocato operazioni di polizia e proteste contro i presunti minatori illegali. A Kagiso, alcuni sono stati picchiati e i loro accampamenti incendiati; Associated Press, in un servizio ripreso dall’emittente australiana Abc, ha documentato le aggressioni e gli interventi degli agenti per sottrarre persone alla folla. La presenza di stranieri tra i sospettati ha alimentato l’ostilità contro i migranti.

Gli sviluppi giudiziari hanno però imposto di distinguere i sospetti dalle responsabilità dimostrate. Nell’ottobre dello stesso anno la procura ha ritirato le accuse di stupro, aggressione sessuale e rapina contro tredici uomini e un minorenne per insufficienza di prove, confermando la prosecuzione delle indagini. La violenza subita dalle donne richiedeva giustizia; gli arresti non avevano identificato con prove sufficienti i responsabili. Un attacco contro le donne in un territorio minerario aveva innescato anche aggressioni contro presunti minatori e tensioni xenofobe, mentre l’attribuzione delle responsabilità restava irrisolta.

Le misure in campo

Per contrastare le reti dell’estrazione clandestina, le indagini devono risalire anche a chi dispone di mezzi, organizza i trasporti e trae profitto dal minerale. Il 28 settembre la procura ha annunciato provvedimenti conservativi su beni per oltre 7,2 milioni di rand (circa 400.000 euro) nel North West. Tra questi figurano escavatori e camion sequestrati a Kroondal, vicino a Rustenburg, nell’ambito di un’indagine su attività che sarebbero proseguite dopo la scadenza dell’autorizzazione mineraria. Un altro procedimento ha portato alla condanna di quattro imputati, dichiaratisi colpevoli, dopo l’intercettazione di camion che trasportavano materiale sospettato di contenere cromo senza la documentazione richiesta.

All’intervento sulle organizzazioni si affianca la possibilità di offrire accesso legale al settore. Nel febbraio di quest’anno una commissione parlamentare ha riferito del sostegno a venti progetti minerari su piccola scala, finanziati con 67,5 milioni di rand (3,6 milioni di euro), richiamando la necessità di accompagnare il contrasto alle attività criminali con percorsi di regolarizzazione e sostegno all’estrazione autorizzata.

La sfida attraversa così l’intera filiera, dai giacimenti ai compratori, e torna nelle comunità che vivono accanto alle miniere. Colpire i profitti delle reti, controllare i siti e rendere possibile il lavoro legale sono interventi che devono tradursi anche in protezione concreta: per le famiglie minacciate e per chi rischia di essere aggredito perché identificato come straniero.

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