Le autorità sanitarie di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo (Rd Congo), hanno rilasciato ieri la Yingfeng 2, un’imbarcazione che era rimasta ferma per giorni a circa 65 chilometri dalla capitale perché si sospettava che a bordo ci fosse un focolaio di Ebola. Il battello era partito il 19 luglio da Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo con circa 260 passeggeri. L’allarme era scattato dopo pochi giorni di navigazione lungo il fiume Congo, quando un passeggero ha iniziato a mostrare i sintomi tipici della febbre emorragica, oltre a febbre alta e diarrea. La persona è stata fatta scendere a Bongela, ma è deceduta durante il trasporto in una struttura sanitaria, facendo scattare l’allerta.
Il battello è stato intercettato e bloccato dalle autorità locali il 4 agosto sul fiume Congo in località Bende Bende, nei pressi del porto del comune di Maluku. A Kinshasa, una megalopoli da almeno 15 milioni di abitanti, la notizia si è diffusa rapidamente generando ansia e panico, alimentati da notizie false sui social network che parlavano di «6 o 7 morti a bordo». Un panico talmente generalizzato da costringere il governo, giovedì scorso, a tenere una conferenza stampa per smentire le notizie di decessi a bordo.
Nel frattempo, un laboratorio di diagnosi rapida mobile dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica (Inrb) è stato consegnato direttamente al porto di Maluku. Sotto la guida del professor Jean-Jacques Muyembe (direttore dell’Inrb e celebre virologo, tra gli scopritori del virus Ebola) e con il supporto di Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), sono stati identificati e isolati sette passeggeri. Tra venerdì e sabato i risultati dei test hanno mostrato che tutti i prelievi erano negativi e che a bordo del battello il virus Ebola non era mai salito.
L’errore, ha spiegato il ministro della Salute Roger Kamba, riguardava l’origine dell’imbarcazione e non la segnalazione iniziale: la nave non proveniva da Kisangani, ma da Mongala, dove non c’è traccia di Ebola. Essendo inoltre la nave in navigazione da oltre 21 giorni, i passeggeri avevano superato il periodo di incubazione. L’allerta è stata così declassata e ieri i passeggeri sono stati autorizzati a sbarcare e a completare il tragitto verso Kinshasa. Il governo ha comunque deciso di trasformare la postazione di Maluku in un punto permanente di sorveglianza e controllo sanitario fluviale a monte della capitale, per prevenire futuri rischi epidemici come colera e altre febbri virali.
Se sulla Yingfeng 2 l’allarme si è rivelato infondato, la grande paura di Kinshasa riflette però una tragedia reale che non accenna a fermarsi. L’ultimo aggiornamento dei dati sanitari dell’epidemia di virus Ebola in Rd Congo rivela infatti oltre 4.200 casi di contagio, più di 1.900 decessi e oltre 800 ricoverati alla data di sabato 8 agosto. Se anche i 270 casi di contagio sospetti e le 91 morti dubbie dovessero essere confermati, i contagi salirebbero a 4.500 e i morti a oltre 900.
La scorsa settimana l’Oms e il Centro africano per il controllo delle malattie infettive (Africa Cdc) hanno lanciato un drammatico appello congiunto che trova conferma nei dati: in alcune zone di contagio l’epidemia corre più velocemente della capacità di intervento, a causa della mancanza di diagnosi precoci, del tracciamento dei contatti insufficiente, del difficile accesso alle cure e della scarsità di sostegno agli operatori sanitari.



