Entrano in vigore le sanzioni Usa al Sudan, accusato di utilizzare armi chimiche

di Tommaso Meo
Casa Bianca

Sono entrate in vigore ieri le nuove sanzioni degli Stati Uniti, annunciate da Washington il 17 luglio, che prevedono misure economiche, finanziarie e commerciali nei confrotnti del Sudan. In particolare, gli Usa si opporranno alla concessione di prestiti, assistenza finanziaria e supporto tecnico al Paese africano da parte delle istituzioni finanziarie internazionali, con l’eccezione degli aiuti alimentari essenziali e dell’assistenza umanitaria d’emergenza.

Washington ha motivato le sanzioni affermando che Khartoum non si è adeguata entro tre mesi ai requisiti previsti dalla normativa sulle armi chimiche e biologiche, a seguito delle accuse sul loro presunto impiego

In una nota il ministero degli Esteri sudanese ha espresso il proprio «categorico rifiuto» delle misure, invitando gli Stati Uniti a rispettare il diritto internazionale e gli impegni bilaterali, presentando eventuali prove attraverso i canali previsti. Secondo Khartoum, Washington avrebbe aggirato i meccanismi internazionali competenti, imponendo sanzioni basate su «accuse false» nei confronti delle Forze armate sudanesi. Il governo ha ribadito che le accuse di avere utilizzato armi chimiche sono prive di qualsiasi fondamento e si basano esclusivamente su fonti giornalistiche anonime.

Il ministero ha sottolineato che il Sudan aderisce alla Convenzione sulle armi chimiche e fa parte dell’organo esecutivo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Khartoum si è resa disponibile a collaborare con gli Stati Uniti per verificare le accuse attraverso le procedure previste dalla Convenzione, accusando però Washington di non aver presentato alcuna prova credibile e di aver ignorato questi meccanismi. Per il governo sudanese, le sanzioni rispondono esclusivamente a finalità politiche e non a reali esigenze di contrasto alla proliferazione delle armi chimiche.

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