Céline Camoin
L’ultimo rapporto dell’Unicef scatta una fotografia dolorosa della condizione dei minori nel Paese: se da un lato si registrano progressi normativi e un aumento dei fondi per la scuola (arrivati al 5% del Pil), dall’altro l’emergenza resta cronica
In Mauritania i minori si trovano in una condizione drammatica, segnata da barriere educative, povertà estrema e choc ambientali che ne compromettono il futuro. L’allarme arriva direttamente dall’Unicef (il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia), che nel suo rapporto SitAn (Situation analysis) ha tracciato una radiografia approfondita sulla situazione dei bambini nel Paese. Secondo il documento, il dato più allarmante riguarda la povertà di apprendimento, con il 95% di quelli sotto i 10 anni totalmente incapace di leggere o comprendere un testo semplice.
Il sistema scolastico locale vive una crisi strutturale profonda. Sebbene le iscrizioni alla scuola primaria siano aumentate, l’abbandono precoce resta una piaga diffusa e meno della metà dei bambini riesce a completare il ciclo scolastico di base. Questo accade a causa di un deficit cronico di insegnanti qualificati, della mancanza di libri di testo e di infrastrutture igienico-sanitarie adeguate. Nelle aree rurali l’assenza di servizi igienici separati spinge soprattutto le ragazze ad abbandonare gli studi con l’arrivo della pubertà, mentre la complessità dei passaggi istituzionali tra le diverse lingue parlate sul territorio crea ulteriori ostacoli all’alfabetizzazione in assenza di programmi bilingui strutturati.
Oltre la metà dei bambini mauritani vive in uno stato di povertà multidimensionale, che viene misurata non solo sul reddito ma anche sull’accesso negato ad acqua, salute e nutrizione. Le aree rurali e le regioni orientali e meridionali registrano privazioni molto più alte rispetto alla capitale Nouakchott. In questo contesto, le ragazze pagano il prezzo più alto a causa della persistenza delle mutilazioni genitali femminili e dei matrimoni precoci, che interrompono bruscamente i percorsi scolastici prima dei 18 anni. A ciò si aggiunge l’alto tasso di malnutrizione cronica che provoca l’arresto della crescita nei bambini sotto i cinque anni.
Sebbene le malattie e i decessi tra bambini e adolescenti di tutte le età si siano ridotti significativamente, molti bambini e adolescenti continuano ad affrontare situazioni di salute precarie, come dimostrano gli elevati tassi di mortalità e morbilità. Nel 2022, il tasso di mortalità per i bambini di età inferiore ai cinque anni è stato stimato a 22,05 per 1.000 nati vivi per la mortalità neonatale e a 40 per 1.000 nati vivi per la mortalità infantile. A peggiorare lo scenario interviene la crisi climatica in un Paese il cui territorio è per oltre il 90% desertico. Le ricorrenti siccità distruggono l’agricoltura e l’allevamento, alimentando un fenomeno di nomadismo climatico che costringe le famiglie a spostarsi verso le periferie urbane, sradicando i minori dalle scuole e dall’assistenza sanitaria. Al tempo stesso, le inondazioni provocate da piogge torrenziali improvvise distruggono le aule e contaminano le fonti idriche, diffondendo malattie infettive tra i più piccoli. Di fronte alla perdita delle risorse, le famiglie adottano meccanismi di sopravvivenza estremi che portano all’aumento del lavoro minorile e alla concessione delle figlie adolescenti in sposa per riscuotere la dote e ridurre il numero di persone da sfamare.
Il rapporto ricorda che il lavoro dei minori è stato quasi sempre considerato una norma sociale, in quanto storicamente utilizzato come mezzo di istruzione, apprendimento e preparazione alla vita, nonché come modo per integrare il reddito familiare. Attualmente, una percentuale significativa di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni è coinvolta in qualche forma di lavoro, sia esso retribuito o meno. Tra il 2007 e il 2015, tale coinvolgimento è aumentato dal 17,2% al 24,4% dei bambini colpiti da questo fenomeno. Sebbene nella maggior parte dei casi il lavoro consista nella partecipazione ad attività imprenditoriali familiari (18,2%) e nelle faccende domestiche (12%), si registra un numero crescente di segnalazioni di lavoro pericoloso e/o forzato. L’accattonaggio è una forma di lavoro forzato. Sebbene la forma più diffusa sia quella dell’accattonaggio da parte degli studenti delle scuole coraniche (talibé), si riscontra anche tra i bambini abbandonati e quelli provenienti da famiglie povere o di rifugiati. Viene praticato principalmente per ragioni economiche. I bambini che vi sono coinvolti sono spesso vittime di altre forme di violenza.
Il rapporto, redatto con la collaborazione del ministero dell’Azione sociale, dell’infanzia e della famiglia, evidenza anche alcuni progressi. Per affrontare al meglio le sfide dell’istruzione, il budget destinato al settore è stato aumentato dal 2,4% nel 2018 al 5% del Pil nel 2022, registrando un tasso di crescita del 29,8%, rispetto al 3,8% del bilancio statale. Il quadro normativo in materia di diritti dei minori presenta molti aspetti positivi, con la firma, negli ultimi anni, di numerose carte e convenzioni internazionali. Inoltre, il Paese ha emanato leggi specifiche dedicate alla tutela dei diritti dei minori, come l’Ordinanza n. 2005-015 sulla protezione penale dei minori e il Codice del lavoro del 2004, che disciplina l’età minima per l’impiego e vieta le peggiori forme di lavoro minorile.



