di Giulia Beatrice Filpi / Afp
Dal 1989 Jimmy Rugami ripara giradischi, e vende dischi e memorie musicali d’Africa. È lui il “Real Vinyl Guru”, punto di riferimento per appassionati di tutto il mondo. In un continente senza fabbriche di stampa, sogna di farne nascere una a Nairobi. Intanto, il suo negozio è leggenda viva
Nel 1984, James “Jimmy” Rugami era un ragazzo poco più che ventenne e si guadagnava da vivere vendendo vestiti a Meru, una cittadina alle pendici del Monte Kenya. Quando ricevette in regalo un giradischi rotto dal fratello, lo aggiustò, partì per Nairobi, e investì tutti i suoi risparmi in vinili. È allora che decise di cambiare strada. «Da quel momento, quello che ho fatto è stato vendere musica», spiega Rugami ad Africa, che è andata a visitare il suo negozio allo stallo 570 del Kenyatta Market, un popolare mercato non lontano dal centro di Nairobi. In mezzo ai banchi del reparto macelleria, dal 1989 il negozio noto a tutti come “Jimmy’s Place” propone un’ampia e preziosa collezione di dischi nuovi e usati, molti dei quali esposti al centro dello stallo, ben ordinati in cassette da frutta: afrobeat, funk, reggae e non solo.
Il genere più richiesto, spiega ad Africa il titolare dell’attività, è il benga. Diffuso dagli anni Sessanta, questo tipo di musica è molto ballato e popolare in tutto il Paese, ma praticato anche da artisti provenienti da Congo, Uganda, Tanzania, Burundi, Rwanda e Zimbabwe. Si ispira alla musica popolare luo, originaria del Kenya occidentale, a cui aggiunge riff di chitarra e bassi potenti.
«Il mio genere preferito? Il jazz africano», confessa. Artisti come il musicista sudafricano Hugh Masekela o il camerunese Manu Dibango sono tra i favoriti del “vero guru dei vinili”, come si fa chiamare Rugami sui social media, dove risponde all’account “Real Vinyl Guru”. Il negozio trabocca anche di strumenti musicali, oggetti d’epoca in affitto, gadget e lettori di musica di ogni tipo e generazione, dai grammofoni agli stereo ai giradischi, che qui vengono anche riparati. L’attività ha superato indenne il tramonto delle musicassette, che inizialmente erano la sua merce più venduta, l’arrivo dei cd e, infine, l’avvento del digitale. In 35 anni, Rugami ha visto chiudere la maggior parte dei negozi dei suoi colleghi: come nel resto del mondo, gli affari si sono fatti più complicati già a partire dagli anni Novanta, con l’ingresso sul mercato di nuovi supporti e lo sviluppo della pirateria. «È un lavoro che fai per passione, non per i soldi», commenta. Nonostante gli alti e i bassi del mercato, comunque, la rinascita del vinile iniziata poco prima della seconda decade degli anni Duemila ha interessato anche lo stallo 570.

«Adesso i dischi vengono a me»
Nel 2017, anno di svolta per gli affari, il negozio si è allargato e ha inaugurato il Record Store Day, un evento che riunisce dj e appassionati, in una giornata di musica dove centinaia di persone si incontrano per ballare e fare acquisti. All’ultima edizione, svoltasi ad aprile, hanno partecipato circa 500 ospiti da 17 Paesi del mondo, molti anche da Europa e Stati Uniti. Oggi, lo stallo 570 è molto attivo anche online. «Prima che arrivassero i social media», racconta Rugami, «viaggiavo molto per tutta l’Africa orientale e meridionale alla ricerca di dischi». «Ormai, l’ultima volta che ho attraversato un confine in cerca di musica sarà stata più di sei anni fa», aggiunge l’imprenditore, che anni fa raccontava su sito della londinese The Vinyl Factory di come fosse solito, un tempo, andare in auto fino a Dar es Salaam e poi imbarcarsi per il Madagascar, per approvvigionarsi dalla ricca offerta di musicassette di Antananarivo. «Adesso sono i dischi che vengono al mio negozio, grazie a internet» aggiunge Rugami. Sebbene le piattaforme web e il commercio online siano anche una minaccia per la sopravvivenza dei negozi fisici, Rugami vede per il suo business un avvenire «luminoso». «La cosa positiva è che anche se io dovessi, diciamo, andare in pensione, la mia figlia e il mio figlio più grandi sono molto, molto coinvolti nell’attività e molto, molto appassionati», dice con una punta di orgoglio nella voce.

Gli avventori del Real Vinyl Guru vengono anche da molto lontano. La maggior parte per cercare musica africana, e, come spiega Rugami, «da queste parti è l’unico posto dove trovarla». Per un assortimento analogo, l’unica alternativa in tutta l’Africa subsahariana è Johannesburg, dove le sfide sono simili. In primis, se guardiamo su una carta del mondo dove si trovano gli impianti di stampa dei vinili, l’Africa subsahariana è l’area letteralmente più bianca in assoluto. Inoltre, per quanto riguarda il vinile di seconda mano, il problema è che la domanda dei collezionisti internazionali fa salire i prezzi, rendendolo un articolo inaccessibile alla maggior parte degli africani. Gli ultimi impianti di stampa del continente sono scomparsi negli anni Novanta, e il sogno di Rugami è che qualcuno investa nell’apertura di una fabbrica per stampare e ristampare vinili a Nairobi. Nel 2022, per la prima volta, le vendite di vinili negli Stati Uniti hanno superato quelle dei cd, illustrando una tendenza che si riflette in tutto il mondo. «Il revival del vinile è così diffuso, in tutto il mondo, che siamo preoccupati perché gran parte della nostra musica migliore e più popolare potrebbe finire entro i prossimi dodici o tredici anni», conclude Rugami. «Dobbiamo trovare qualcuno che possa cominciare a ristampare vinili. Io lo sto cercando, e posso presentargli un mucchio di artisti».
Questo articolo è uscito sul numero 6/2025 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.



