I droni hanno ucciso 880 civili in Sudan negli ultimi quattro mesi

di Tommaso Meo

Tra gennaio e aprile 2026 gli attacchi con droni in Sudan hanno causato almeno 880 morti civili, pari a oltre l’80% delle vittime civili legate al conflitto documentate in questo periodo. L’allarme arriva dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), Volker Türk, secondo cui il crescente impiego di droni armati da parte delle parti in guerra droni armati «di gran lunga la principale causa di morte tra i civili».

La maggior parte dei decessi attribuiti ai droni è stata registrata nella regione del Kordofan. Secondo l’Ohchr, l’uso di questi mezzi da parte delle Forze armate sudanesi e delle Forze di supporto rapido (Rsf) si sta però estendendo oltre Kordofan e Darfur, raggiungendo anche Nilo Blu, Nilo Bianco e Khartoum.

Türk ha avvertito che l’impiego dei droni consente la prosecuzione delle ostilità anche durante la stagione delle piogge, che in passato aveva rallentato le operazioni di terra. L’Alto commissario ha chiesto misure più robuste per impedire il trasferimento di armi, compresi droni armati avanzati, alle parti in conflitto.

La guerra sudanese, ha continuato Türk, rischia di entrare in una fase «ancora più letale», con un aumento delle vittime civili e degli sfollamenti, e con sempre meno aiuti umanitari disponibili.

La guerra in Sudan è iniziata nell’aprile 2023 tra l’esercito sudanese e le Forze di supporto rapido (Rsf), provocando una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. L’Ohchr ha segnalato anche ripetuti attacchi contro mercati, strutture sanitarie, depositi di carburante e vie di rifornimento, con conseguenze dirette sull’accesso della popolazione a cibo, acqua e cure mediche.

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