Il vero nome ĆØ Gaston Philippe Abe Abe, ma in Camerun e altrove ĆØ conosciuto come Valsero. Questo rapper di fama internazionale, seguito da milioni di igovani africani, ha passato un anno in prigione, insieme con esponenti dell’opposizione al regime come Maurice Kamto, e lāavvocata MichĆØle Ndoki, ed ĆØ stato rilasciato un anno fa. Oggi vive in a Torino. Lo scrittore Emmanuel Edson, esponente della diaspora camerunese, lo ha intervistato.
Come ci si sente a essere privati della libertĆ per le proprie idee e com’ĆØ il dopo, quando si torna liberi ma lontani dal proprio Paese? Ā«Non mi considero in esilio, prima del mio arresto avevo in programma di venire in Italia per ragione professionali. Sono qui dal 22 ottobre 2019. Non sono stato in prigione per avere commesso un delitto ma per la mia grande voglia di vivere, di lottare per quello che trovo giusto per me e mio popolo. Vivere quellāanno di interdizione accanto a un intellettuale come Maurice Kamto, e potermi confrontare con la sua visione del mondo e della vita, ĆØ stato un momento di ricco insegnamento. Detto questo, la prigione non ĆØ un campo di vacanza. La pressione psicologica ĆØ enorme. Se poi sei detenuto per ragione politiche in un paese in cui la brutalitĆ ĆØ legge si ĆØ praticamente sospesi tra la vita e la morte. La paura di essere avvelenati o di morire in una trappola mascherata da incidente ĆØ quotidiana. Per nostra fortuna tanti prigionieri approvavano la nostra lotta e questo ci ha permesso di tenere su il moraleĀ».
In questi giorni si è combattuto anche in Nigeria. Davido e Wizkid, giovani artisti di fama internazionale, hanno lasciato Londra per essere accanto ai loro coetanei nella protesta. Cosa pensi di quello che sta accadendo? «Intanto voglio elogiare i nigeriani. Il semplice fatto cheda loro sia possibile manifestare mostra una grande differenza tra Camerun e Nigeria. Davido e Wizkid hanno fatto bene a rinforzare la protesta con la loro presenza. Le manifestazioni in Africa oggi possono avere degli elementi comuni, ma le motivazioni possono essere molto diverse. In Nigeria per esempio non era la presidenza a essere messa sotto accusa una precisa unità di polizia. In Camerun il problema nasce dalla presidenza e dalla forma dello stato. Ci sono poi delle grosse differenze tra Africa anglofona e francofona. Il rapporto con la Francia è e rimane un grosso nodo problematico. Eviterei poi di parlare di protesta giovanile, la contrapposizione non è così netta. I giovani si vedono di più nelle strade perché sono di più e perché sono quelli che soffrono maggiormente per certe politiche o per la loro assenza».

Undici anni fa usciva una tua canzona satirica diretta al cuore del potere, la ālettera al presidenteā, un jāaccuse potente che denunciava i sogni rubati della gioventù. Il 22 maggio questa canzone sarĆ celebrata allo Zenith di Parigi. Che effetto ti fa? Ā«Ne sono felice, sia come artista sia come attivista. Vuole dire che la mia lotta attraverso le parole e la musica non ĆØ stata vana. Lo Zenith ĆØ un sogno per tutti gli artisti. Non vedo lāora. Voglio dire però che prima di me altri artisti hanno denunciato attraverso le loro canzoni il presidente Paul Biya e il suo regime sanguinario. Penso a Eboa Lotin e Lapiro de Mbanga, pace alla loro anima. Il primo ĆØ stato frustato pubblicamente; il secondo ha fatto la prigione. Lapiro di Mbanga ha fatto la prigione. Per me non esistono artisti ma uomini impegnati. Un artista non ĆØ un alieno, fa parte del popolo e tocca anche lui la miseria con le mani. L’arte ĆØ il riflesso della societĆ . Guardare dallāaltra parte o fingere di non vedere le sofferenze ĆØ un limite che lāarte stessa sanzionaĀ».
Il 22 settembre ĆØ stata una giornata molto difficile per il Camerun. I tentativi di manifestare sono sotati soffocati con violenze, arresti e ricatti. Maurice Kamto ĆØ stato messo a una sorta di arresto domiciliare ingiustificato e ingiustificabile. Che idea ti sei fatto? Ā«Maurice Kamto contesta i brogli delle ultime elezioni presidenziali e la legittimitĆ di Paul Biya. La lunga assenza di Biya dalla scena pubblica ĆØ di fatto un segnale che lui non cāĆØ più. Si vede chiaramente che ĆØ la Francia a governare per mano del suo ambasciatore Christophe Guilou. Sul piano internazionale le notizie sul Camerun sono date dal ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian. Quello che ĆØ stato fatto a Kampto e ai suoi principali collaboratori rientra nel tentativo di isolarlo. Però non sta funzionando per via della guerra e perchĆ© c’ĆØ una parte del popolo camerunese che non gira la testa dall’altra parte. Il 24 ottobre sono morti 6 studenti in un attacco dentro una scuola a Kumba nel Noso. I separatisti accusano il governo di questo atto odioso e il governo accusa i separatisti, ma le persone sanno come stanno le coseĀ».
Come si sta comportando la diaspora secondo te? Qui in Italia io vedo tanti giovani concentrati sul periodo della tratta e del colonialismo, ma poco propensi a interrogarsi sul presente africano e sul futuro. Ā«Nei paesi occidentali alle diaspore non si permette di vivere la vita che vorrebbero. Ci sono tantissimi problemi burocratici e pratici. In tenti pensano che tutte le soluzioni per lāAfrica dovrebbero venire da loro, ma se non hanno nemmeno il tempo di fermarsi e pensare? Il pensiero ĆØ un lusso che spesso non ci si riesce a permettere. Per capire certe situazioni bisogna viverle. Da lontano ĆØ difficile. Non basta avere la pelle nera per essere africano. I giovani nati o cresciuti qui rivendicano giustamente la loro appartenenza alla societĆ in cui si trovano. Parlare della schiavitù e del colonialismo gli serve per legittimare la loro presenzaĀ».
(Emmanuel Edson)



