Libia, denuncia shock: centinaia di detenuti torturati nelle carceri dell’Est

di Marco Trovato

L’Istituto nazionale per i diritti umani accusa le autorità dell’Est libico, controllato dal generale Khalifa Haftar, di detenere illegalmente 210 persone, tra cui donne e minori, in condizioni disumane. Documentati torture, isolamento e persecuzioni contro membri della confraternita sufi. Presentato un dossier alla Corte penale internazionale per possibili crimini contro l’umanità.

L’Istituto nazionale per i diritti umani in Libia ha espresso una profonda preoccupazione per la detenzione arbitraria e al di fuori di ogni quadro legale di cittadini libici in tre carceri dell’Est del Paese, un territorio sottoposto al controllo del maresciallo Khalifa Haftar. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione, sono 210 le persone trattenute illegalmente nelle strutture di Al-Kuweifiya e Abu Dizra, a Benghazi, e nella prigione di Qarnada, a Shahat. Tra i detenuti, privati dei loro diritti e sottoposti a torture fisiche e psicologiche, vi sono anche donne, anziani e bambini.

L’istituzione umanitaria ha rilevato che i trattamenti peggiori vengono riservati ai membri della confraternita sufi, i quali subiscono l’isolamento e la privazione di assistenza medica. Nelle zone controllate da Haftar, i sufi sono perseguitati dal 2024 ad opera di alcune brigate salafite inquadrate nelle file dell’esercito nazionale libico, che si oppongono alla visione tradizionalmente più moderata e tollerante del sufismo.

Molte delle persone recluse si trovano in questa condizione da due anni e mezzo senza che sia stata avviata alcuna procedura legale e senza la possibilità di comunicare con le famiglie o con i legali, in aperto contrasto con le decisioni della magistratura e dei tribunali che ne avevano già ordinato la scarcerazione.

Il presidente dell’Istituto nazionale, Ahmad Hamza, ha chiesto la regolarizzazione della posizione dei detenuti, sollecitando la loro liberazione o il deferimento alla giustizia per verificare la validità delle accuse. Hamza ha avvertito che, in caso di inadempienza della magistratura libica, l’organismo si rivolgerà ai meccanismi internazionali, inclusa la Corte internazionale di giustizia, poiché le violazioni riscontrate potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità. L’istituzione ha dichiarato di disporre delle prove di tali abusi e ha già presentato una formale richiesta di indagine alla Corte penale internazionale, trasmettendo l’intera documentazione in suo possesso.

(foto: Human Rights Watch)

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