Said Abdullahi Deni, presidente del Puntland (regione semiautonoma della Somalia), ha criticato il piano del governo federale somalo per l’introduzione del sistema elettorale basato sul principio “una persona, un voto”, sostenendo che una consultazione il cui esito sarebbe già predeterminato non può essere considerata democratica. Le dichiarazioni del leader della regione autonoma sono arrivate mentre a Mogadiscio proseguono i colloqui tra governo federale e opposizione sulle riforme elettorali e costituzionali.
Secondo Deni, il processo promosso dall’amministrazione del presidente Hassan Sheikh Mohamud rischia di compromettere il consenso politico necessario per portare il Paese verso elezioni dirette a livello nazionale. Il Puntland continua a contestare l’approccio adottato dal governo centrale, accusato di procedere unilateralmente sulle riforme istituzionali senza un accordo condiviso con gli Stati federati.
Le tensioni tra Garowe e Mogadiscio si inseriscono in una più ampia crisi politica legata alla revisione della Costituzione e alla transizione dal tradizionale sistema di rappresentanza clanica verso il suffragio universale. Il Puntland si era già opposto alle modifiche costituzionali approvate dal Parlamento federale nel 2024, arrivando a sospendere il riconoscimento delle istituzioni federali fino alla ratifica delle riforme attraverso un referendum nazionale.
Il governo federale considera invece il voto diretto un passaggio essenziale per consolidare le istituzioni democratiche somale dopo decenni di elezioni indirette basate sulla rappresentanza dei clan. La questione resta uno dei principali nodi politici del Paese in vista delle future consultazioni nazionali.



