136mila profughi in Burkina Faso a causa dell’insicurezza

di Marco Simoncelli

Gli attacchi armati e l’insicurezza in Burkina Faso hanno causato massicci spostamenti di popolazione. È stato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) a denunciarlo ieri. Secondo l’agenzia dell’Onu, quasi 136 mila persone hanno dovuto lasciare le loro case, più della metà delle quali dall’inizio del 2019, mentre circa 11 mila sono fuggite nel vicino Mali.

Secondo Ocha, oltre il 95% degli sfollati interni vive in comunità ospitanti, la maggior parte delle quali dipende dall’assistenza umanitaria già limitata, il che grava ulteriormente su una situazione resa precaria dalla violenza e dalla siccità, che hanno innescato livelli allarmanti di insicurezza alimentare e malnutrizione lo scorso anno.

Quest’anno stando alla dichiarazione, oltre 676 mila persone risultano essere cronicamente insicure, tra cui 587 mila bambini sotto i cinque anni affetti da malnutrizione acuta grave. Le violenze hanno inoltre costretto più di 954 scuole a chiudere, privando dell’istruzione 119 mila bambini in sei regioni e 4.263 insegnanti.
Circa 250 mila persone non hanno al momento accesso alle cure mediche poiche’ i centri di salute sono stati costretti a chiudere o ridurre i loro servizi. In risposta all’emergenza, i partner umanitari hanno richiesto 100 milioni di dollari per fornire assistenza vitale a 900 mila persone, ma ad oggi, solo il 21 per cento dei fondi è stato stanziato.

Il Burkina Faso, come il vicino Mali, è teatro di violenze periodiche fra pastori fulani, a maggioranza musulmana, e agricoltori dogon, che accusano i primi di avere legami con le milizie jihadiste. Secondo il governo di Ouagadagou, in Burkina Faso da gennaio sono morte almeno 48 persone in scontri di questo tipo, mentre la societa’ civile parla di oltre 200 vittime.

Il mese scorso una delegazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in visita nel paese ha invitato le autorità del Burkina Faso a rispettare i diritti umani nelle loro operazioni di lotta al terrorismo. “La lotta contro il terrorismo deve essere condotta nel rispetto dei diritti umani”, ha detto il delegato tedesco Christoph Heusgen, invitando a “proteggere le donne e i bambini, che sono più spesso le vittime”.

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