Mali, le mille incognite dietro la strage

di Enrico Casale
soldato del Mali
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L’identità degli aggressori della strage avvenuta in Mali è ancora sconosciuta. Da sabato, tuttavia, gli occhi sono rivolti alla milizia Dogon Dan Nan Ambassagou. Il governo ha annunciato il suo scioglimento, che equivale a una forma di accusa. Anche l’associazione Tabula Pulaaku Peul ha accusato chiaramente della strage gli uomini di questa milizia di autodifesa, anche se i comandanti della milizia negano ogni coinvolgimento.

Molte le domande che si pongono gli inquirenti. Perché è stato scelto proprio quel villaggio? Perché ospitava un campo per disarmare i jihadisti? In questo caso, perché eliminare persone uscite dalla guerra jihadista e un marabout che non ne era mai stato coinvolto? Ciò che solleva dubbi è la volontà di perpetrare un omicidio di massa. L’attacco non è stato rivendicato, ma difficilmente si tratta di uno scontro solo etnico.

Sorprende anche la reazione ferma del governo contro la milizia Dan Nan Ambassagou. L’associazione è nata alla fine del 2016, e questa non è la prima volta che i suoi uomini sono stati incolpati di azioni.  L’organizzazione non ha mai nascosto di essere un gruppo di autodifesa. Tre giorni prima dell’attacco, Dan Nan Ambassagou aveva annunciato in una dichiarazione la sua decisione di iniziare le pattuglie nella regione per proteggere la popolazione. Perché Bamako non ha reagito prima?

Parte della risposta potrebbe risiedere nei rapporti tra questa milizia e l’esercito. I cacciatori dogon hanno sempre sostenuto di essere vicini alle autorità statali. I contatti tra i soldati che non sono nativi della zona e i cacciatori dogon sono continui. Alcuni osservatori parlano di benevola tolleranza, anche se un anno fa le autorità hanno negato qualsiasi connessione. «L’esercito non ha armato né equipaggiato nessuno», hanno detto le autorità. In questo annuncio Bamako aveva mostrato la sua volontà di disarmare tutte le milizie. È stato scritto nero su bianco che chiunque fosse stato trovato in possesso di un’arma da guerra sarebbe stato disarmato e consegnato alla giustizia.

Data la debolezza dello Stato nel centro del Paese, l’operazione di disarmare questa milizia è sembrata subito complicata. C’è bisogno di rinforzi militari, pattuglie. Ma l’esercito che ha appena perso alcuni giorni fa 26 dei suoi uomini nell’attacco del suo campo di Dioura, nel centro, è in grado di andare a cercare chi non si è arreso?

Zahabi ould Sidi Mohamed, presidente della commissione Disarmo, smobilitazione e reinserimento assicura, ha dichiarato che sono stati registrati 1500 uomini. Si tratta di jihadisti e cacciatori. Il futuro dirà se il desiderio di disarmare i combattenti in questa regione centrale sarà reale.

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