Tensioni etniche, elezioni, diga: Abiy sotto assedio

di Enrico Casale
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L’Etiopia sembra essere di nuovo sprofondata nel caos. Almeno 80 persone sono morte nell’ondata di disordini causati dall’uccisione di Hachalu Hundessa e molte altre sono state arrestate. Cantante di fama nazionale, i testi di Hundessa rivendicavano i diritti del popolo oromo e sono diventati inni delle proteste che hanno portato nel 2018 alla caduta del premier Hailé Mariàm Desalegn e all’avvento al potere di Abiy Ahmed Ali. Sebbene ieri gli scontri siano calati, la tensione in Etiopia è ancora molto alta e Internet viene ancora regolarmente interrotto.

La morte del cantante, che ha tutti i tratti di un’esecuzione extragiudiziaria con profonde motivazioni politiche, potrebbe far esplodere il campo minato su cui si sta movendo il premier Abiy. Il primo ministro, anche lui di etnia oromo, ha inaugurato una stagione di profonde riforme e dialogo interetnico e ha siglato la pace con l’Eritrea, che gli è valsa il premio Nobel per la Pace. Ma Ahmed deve affrontare con molti ostacoli per cambiare il Paese africano e lo scontento ha ripreso a crescere soprattutto fra i membri della sua stessa etnia oromo, da sempre tenuta ai margini della vita politica, economica e sociale.

Sebbene il premier abbia dichiarato che l’uccisione di Hachalu Hundessa «è un atto commesso e ispirato da nemici interni e stranieri per destabilizzare la nostra pace e impedirci di realizzare quello che abbiamo iniziato a fare», gli oppositori oromo sono insorti. Fra l’altro l’Etiopia è in tensione per il rinvio sine die delle elezioni politiche di fine agosto, a causa dell’emergenza coronavirus. In questo contesto, il premier deve fare i conti anche con le rivendicazioni degli altri due gruppi etnici di riferimento: i tigrini (che per anni hanno gestito con pugno di ferro il potere) e gli amhara.

Anche sul piano internazionale il Primo Ministro Abyi sembra trovarsi in difficoltà a causa della Diga del Grande Rinascimento Etiope e del contenzioso con l’Egitto per le acque del Nilo. Da settimane la trattativa tra Egitto, Etiopia e Sudan sembra incagliata. Sul tavolo la controversia sui flussi idrici che il bacino dovrebbe rilasciare e i tempi di riempimento dello stesso bacino. Secondo Egitto e Sudan, le quote previste dall’Etiopia sono troppo basse e metterebbero a rischio la sopravvivenza di milioni di persone a valle. Il rischio è che la disputa, finora rimasta sui binari della diplomazia, possa sfociare in uno scontro militare.

(Enrico Casale)

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