Tanzania: la scuola di “giustizia sociale”

di Matteo Merletto

L’impegno di Onesmore e Alessia per garantire il diritto all’istruzione ai bambini emarginati dalla società africana

Nella vasta campagna africana c’è un grande prato verde dove nascono speranze per i bambini che altrimenti non avrebbero accesso alla scuola. Siamo in Tanzania a Mapogoro, circoscrizione rurale di 24 mila abitanti nel distretto di Mbarali. In questa distesa di valli e colline al confine tra le regioni di Iringa e Mbeya circa 4 anni fa è nata una scuola in mezzo al nulla. Nello specifico una scuola materna, pubblica e a basso costo, per i bambini che altrimenti sarebbero costretti a percorrere quattro chilometri, all’andata e al ritorno, per raggiungere quella più vicina.

Perché in Tanzania, come racconta Onesmore Mojah, presidente dell’associazione Sauiti Asilia, che in lingua swahili significa, la voce della natura.”Viviamo ancora in una forte disparità sociale tra chi ha qualcosa e chi non ha niente. Per questo ho chiesto a mio padre in eredità questo terreno per garantire un diritto fondamentale a circa 90 bambini della zona”.

Onesmore non è solo in questa sua battaglia, a suo fianco c’è sua moglie, Alessia La Rosa, trentenne ragusana arrivata per la prima volta in Tanzania qualche anno addietro come volontaria per la Ong Terra e Popoli e che qui ha deciso di mettere radici e famiglia.

“Il nuovo governo si sta impegnando nel garantire l’acceso alla scuola pubblica – spiega La Rosa – il problema è che le scuole pubbliche sono ancora poche, men che meno le scuole materne che sono obbligatorie per accedere a quelle primarie. La maggior parte sono molto care, infatti numerose famiglie non possono permettersi di garantire ai figli il diritto all’istruzione”. Per questo lei e Onesmore hanno deciso di costruirla loro stessi una scuola materna, riconosciuta per fortuna dal governo tanzaniano.  E riescono a mantenerla grazie a un’altro progetto di allevamento di polli e bestiame con cui sfamano a loro volta anche i bambini iscritti.

Ma da quando l’hanno edificata sono stati per tre anni senza acqua. “Ogni giorno dovevamo fare ripetutamente su e giu’ dal fiume piu’ vicino per prendere l’acqua per lavare i bagni e cucinare”, lamenta Mojah. Lo scorso aprile, però, una piccola associazione di volontari calabresi, La Terra di Piero, fondata da un gruppo di ultras del Cosenza Calcio, ha fatto tappa di nuovo lì a Iringa per aiutare Sauti Asilia e quindi Onesmore e Alessia a costruire due fontane che adesso riforniscono di acqua non solo la scuola ma anche le abitazioni limitrofe. Qui stiamo seguendo l’insegnamento di Nelson Mandela – rivendica Onesmore – dobbiamo abbattere del tutto la disparità sociale.

(Gianluca Palma)

Altre letture correlate:

X