Tanzania | «Il coronavirus è qui ma niente panico»

di Diego Fiore
Ummy Mwalimu
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«It’s here, but don’t panic». La ministra della Salute della Tanzania Ummy Mwalimu ha così commentato il primo caso di Covid-19 registrato nel Paese lunedì 16 marzo. Si tratta di una donna che, dopo aver visitato Svezia e Danimarca, è atterrata all’Aeroporto Internazionale del Kilimangiaro dopo aver fatto scalo in Belgio. Oggi i casi confermati sono sei. Comprensibilmente negli ultimi giorni sono cresciute nel Paese, assieme agli episodi di intolleranza (è facile, se si ha la pelle bianca, essere infastiditi per strada da gente che urla «Corona! Corona!»), la preoccupazione per l’arrivo del nuovo virus e l’incertezza legata alle sue conseguenze. Martedì è stata dichiarata la chiusura per trenta giorni delle scuole e in seguito anche quella dei college e delle università, che ha comportato il rientro a casa di milioni di studenti.

Nelle prime pagine dei giornali gli inserti segnalano le modalità di trasmissione del coronavirus e le procedure da adottare per proteggersi. In televisione vengono trasmessi brevi annunci che raccontano quali sono i sintomi e le precauzioni da adottare. A Morogoro, all’entrata dei negozi, sono stati messi dei dispenser di igienizzante mani o di acqua e sapone e, anche se non ci sono casi di contagio accertati, la paura ha già messo in moto la “macchina della speculazione” sul prezzo delle mascherine, che oscilla tra i 2000 e i 20.000 scellini tanzaniani  (cioè tra gli 80 centesimi e gli 8 euro) per pezzo a seconda della qualità. Ma una domanda sorge spontanea: chi potrà permettersi l’acquisto di mascherine e guanti? A Dar es Salaam peraltro le mascherine sembrano già esaurite.

Nel frattempo il  governo ha chiarito come il contenimento del contagio del Covid-19 dipenda anche dalla collaborazione e dal supporto degli enti non statali e del settore privato. Un appello non caduto nel vuoto. L’Autorità di Conservazione di Ngorongoro, un’area naturale nel Nord del Paese, ha contribuito con venti milioni di scellini alla lotta al coronavirus. Trenta milioni di scellini sono invece stati donati rispettivamente dalle banche Crdb e Nmb. Ora il governo tanzaniano è in fase di valutazione del possibile impatto che il Covid-19 sta avendo e potrebbe avere sull’economia del Paese. Anche nelle settimane precedenti al primo caso di contagio, vari settori economici hanno subito importanti perdite, in particolare turismo e commercio. La situazione cambia giorno per giorno ed è difficile prevedere quali saranno le perdite economiche e sociali nel lungo periodo. In ogni modo, ogni regione ha formato un rapid response team per far fronte alla crisi, nella speranza che le misure prese siano sufficienti ad impedire il dilagare della pandemia.

(Mariasole Pepa)

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