Sudan, accordo raggiunto tra militari e civili

di Enrico Casale
sudan proteste

I leader militari del Sudan hanno raggiunto un accordo con l’opposizione per cogestire il potere fino a nuove elezioni legislative e presidenziali. Le due parti hanno concordato una rotazione al vertice del Consiglio sovrano – il livello più alto del potere. Rotazione che dovrebbe durare per almeno tre anni. Militari e civili si sono inoltre impegnati a formare un governo indipendente di tecnici e a indagare sulle violenze delle ultime settimane. Ad annunciarlo è stata l’Unione Africana che ha mediato tra le parti. La notizia dell’accordo ha scatenato manifestazioni di giubilo nelle strade delle principali città sudanesi.

Il Sudan sta vivendo una situazione di instabilità politica da quando i militari, a seguito di continue proteste della popolazione, hanno deposto il presidente Omar al-Bashir in aprile. Le manifestazioni sono però proseguite anche dopo che al-Bashir ha lasciato la scena politica. Il mese scorso, i rappresentanti dell’opposizione e i militari avevano quasi raggiunto un’intesa sulla gestione di questa delicata fase politica in Sudan. I negoziati sono stati però interrotti quando l’intervento delle forze dell’ordine ha duramente represso una manifestazione dell’opposizione il 3 giugno. Il primo ministro etiopico Abiy Ahmed si è subito proposto come mediatore ed è volato in Sudan per cercare di negoziare un nuovo accordo tra le due parti.

L’ultimo round di colloqui ha avuto luogo nella capitale, Khartoum, all’inizio di questa settimana grazie alla mediazione dell’Unione africana e lo stesso premier etiope Ahmed Abiy. «Le due parti hanno convenuto di istituire un Consiglio sovrano con un presidente che, a rotazione, sara militare o civile. Questa alternanza durerà tre anni. Al termine di questa transizione, verranno indette le elezioni. Entrambe le parti hanno anche «accettato un’indagine dettagliata, trasparente e indipendente su tutti gli episodi di violenza che il Paese ha dovuto affrontare nelle ultime settimane». Dopo giorni di colloqui, l’inviato speciale, Mahmoud Dirir, ha annunciato che i leader della protesta hanno accettato di sospendere gli scioperi diffusi e di tornare al tavolo dei negoziati.

 

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