Semenya perde appello al Tas, dovrà ridurre il testosterone

di Marco Simoncelli

Il Tas, Tribunale arbitrale dello sport, ha convalidato le nuove regole della Iaaf, la Federazione internazionale di atletica leggera, che richiede agli atleti con iperandrogenismo, tra cui la campionessa sudafricana Caster Semenya, di assumere farmaci per abbassare il livello di testosterone. Il Tas, tuttavia, esprimendo «serie preoccupazioni» riguardo alla futura applicazione pratica del regolamento, ha respinto il ricorso di Semenya contro le misure della Iaaf, che obbliga le donne con iperandrogenismo ad abbassare il loro livello di testosterone con i farmaci per partecipare agli eventi internazionali di mezzofondo.

«Il Tas non ha convalidato le regole della Iaaf, ha semplicemente respinto le richieste di Semenya», ha chiarito il segretario generale del Tribunale, Mathieu Reeb. «Spetta alla Iaaf ora lavorare sui suoi regolamenti per adattarlo alle riserve da noi suggerite». Allo stato attuale, le regole della Iaaf non si applicheranno fino a quando la Federazione non avrà corretto gli aspetti controversi indicati dal Tas. Tre sono gli aspetti particolarmente problematici per gli esperti. In primo luogo, la difficoltà di applicare il principio della responsabilità oggettiva fissando una soglia di testosterone da rispettare; la difficoltà di provare l’effettivo vantaggio atletico tra gli atleti con iperandrogenismo sulle distanze tra i 1500 metri e il miglio; infine, i possibili effetti collaterali del trattamento ormonale.

Se non è una vittoria per la Iaaf, la decisione del Tas è senza subbio una sconfitta per Semenya, due volte campionessa olimpica negli 800, e per altri atleti con iperandrogenismo che dovranno sottoporsi a uno specifico regolamento, anche se modificato.

Così come Semenya, anche le medaglie di bronzo e argento negli 800 alle Olimpiadi di Rio nel 2016, Francine Niyonsaba (Burundi) e Margaret Wambui (Kenya), sono state riconosciute atlete con iperandrogenismo.

«Le donne con variazioni di intersessualità hanno lo stesso diritto alla dignità e al controllo sui loro corpi delle altre donne; è profondamente deludente che il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) validi regole che sono in conflitto con gli standard internazionali sui diritti umani». Lo ha dichiarato Liesl Gerntholtz, vicedirettrice esecutiva del Programma di Human Rights Watch e direttrice esecutiva della divisione Donne.

La reazione della campionessa non si è fatta attendere ed è stata trasmessa dalla BBC: «La sentenza del Tas non mi fermerà e continuerò a ispirare giovani donne e atleti in Sudafrica e in tutto il mondo». «La Iaaf mi ha sempre preso di mira – ha aggiunto Semenya –. Per un decennio la Federazione ha cercato di rallentarmi, ma questo mi ha reso più forte».

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