Continuano le proteste in Sudan. Ua estende ultimatum

di Marco Simoncelli

Nei giorni scorsi migliaia di persone hanno continuato a protestare fuori dal complesso del ministero della Difesa sudanese a Khartoum, nonostante un accordo importante tra esercito e leader dell’opposizione. Saba,to il Consiglio militare sudanese (Tmc) e l’opposizione avevano concordato di istituire un comune Consiglio di Stato civile-militare per risolvere la crisi, ma le posizioni rimangono lontane.

I manifestanti vogliono un governo in maggioranza di civili. I militari non lo vogliono concedere. Due giorni fa il terzo round di colloqui si è concluso senza un accordo. Le parti si scontrano sulla loro rappresentanza nel Consiglio che dovrebbe sostituire i militari al potere. L’esercito spinge per un consiglio di 10 membri, di cui sette militari e tre civili. I manifestanti vogliono invece la maggioranza di componenti civili su un consiglio di 15 persone, cioè sette militari.

Nel frattempo ieri l’Unione Africana (Ua) ha esteso a due mesi il termine concesso all’esercito sudanese per cedere il potere a un’autorità civile di transizione, altrimenti il Paese rischierà la sospensione dall’organismo panafricano. Questo, dopo che una precedente scadenza non è stata rispettata.

La minaccia arriva dopo che un colpo di Stato militare ha rimosso Omar al-Bashir dopo quasi trent’anni al potere. L’Ua aveva dato tempo ai militari 15 giorni, a partire dal 15 aprile, per cedere il potere. I dimostranti sudanesi sono sempre più frustrati per l’esito delle manifestazioni e il comportamento dell’esercito; hanno indetto proteste di massa per oggi, accusando i leader militari di non essere seri sulla cessione del potere ai civili.

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