Benin – Confermata bassa affluenza alle urne. Sale la tensione

di Marco Simoncelli

Ieri la Commission électorale nationale autonome (Cena) del Benin ha annunciato i risultati preliminari delle elezioni parlamentari che si sono svolte lo scorso 28 aprile. Il dato più sorprendente riguarda la partecipazione. L’affluenza è stata infatti appena del 22,99%, la più bassa nella storia del Paese.

«Il conteggio è stato condotto all’86% e il numero dei votanti registrati nel Paese è 4.992.399 elettori. I voti validi sono stati pari a 1.147.625 voti, che rappresenta un tasso del 22,99%», ha detto il presidente della Cena, Emmanuel Tiando. L’affluenza alle urne non era mai scesa sotto la soglia del 50% da quando la nazione dell’Africa occidentale è divenuta una democrazia, nel 1990.

Il voto è stato boicottato dall’opposizione perché i suoi candidati non hanno potuto partecipare. Il 5 marzo la Commissione elettorale ha infatti escluso le liste dell’opposizione permettendo solo ai candidati dei due partiti di maggioranza che sostengono il presidente Patrice Talon, l’Unione progressista e il Blocco repubblicano, di presentarsi al voto. In pratica Talon potrà certamente contare sul sostegno di 83 deputati all’Assemblea nazionale. Secondo i risultati pubblicati ieri, infatti, il primo partito otterrebbe 47 seggi, mentre al secondo ne andrebbero 36.

In reazione alla decisione della Commissione elettorale, l’opposizione, con il patrocinio degli ex presidenti Nicéphore Soglo e Boni Yayi, ha invitato la popolazione alla protesta e al boicottaggio, che ha avuto effettivamente successo. Martedì proprio il leader dell’opposizione ed ex presidente Boni Yayi ha chiesto l’annullamento del voto definendolo «illegittimo e illegale» e dunque non democratico.

Nonostante sabato i vescovi della Conferenza episcopale del Benin (Ceb) avessero fatto appello alla pace, secondo l’opposizione e movimenti della società civile ci sono stati incidenti e scontri in molti seggi e anche delle vittime. Per le autorità invece ci sarebbero stati solo «alcuni incidenti» e nessun decesso.

Secondo quanto riportato da Rfi, forze di polizia sarebbero state dispiegate di fronte alla residenza di Yayi nel quartiere Cadjehoun di Cotonou. Ciò rappresenterebbe l’intenzione delle autorità di procedere al suo arresto. Il governo beninese ha smentito, affermando che non c’è mai stato questa intenzione, ma che si tratta di preservare l’ordine pubblico. Stando alle ricostruzioni, la popolazione avrebbe fatto delle barricate per proteggere l’ex presidente e ci sarebbero stati scontri con le forze dell’ordine nell’area.

Il Benin è un Paese stabile ma povero. Secondo le stime della Banca mondiale, nel 2015 il 40% degli abitanti viveva sotto la soglia della povertà, con un aumento di un paio di punti percentuali rispetto all’anno precedente. 114.700 kmq di superficie e 11,3 milioni di abitanti. Dal punto di vista religioso, il Benin è considerato un Paese tollerante: il 30% della popolazione è animista, i cattolici sono il 27%, i musulmani il 24%, i protestanti il 5,4%.

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