Una nuova indagine dell’Humanitarian Research Lab della Yale School of Public Health sostiene di aver individuato una catena logistica militare attiva nella base delle Forze di difesa nazionali etiopi (Ethiopian National Defence Forces) di Asosa, dove veicoli civili verrebbero modificati e armati per essere utilizzati dalle Forze di supporto rapido sudanesi (Rsf) che da tre anni combattono contro l’esercito regolare del Paese.
Il rapporto, basato su immagini satellitari raccolte tra marzo e maggio 2026, descrive quella di Asosa come una struttura operativa dedicata alla trasformazione di veicoli commerciali leggeri in mezzi da combattimento, attraverso verniciature, modifiche strutturali e l’installazione di armamenti pesanti. Secondo i ricercatori, le attività osservate includerebbero anche l’allestimento di fuoristrada armate con mitragliatrici.
Le analisi evidenziano inoltre un intenso traffico logistico nell’area, con l’arrivo di bisarche cariche di veicoli civili e il successivo spostamento di mezzi all’interno della base, concentrati in particolare attorno a un’area coperta che avrebbe assunto un ruolo centrale nelle operazioni. Il rapporto afferma che queste attività non sarebbero state riscontrate in altre installazioni militari etiope esaminate.
L’indagine suggerisce infine che le modalità operative osservate potrebbero indicare tentativi di nascondere le attività ai satelliti internazionali. Non sono al momento disponibili reazioni ufficiali da parte delle autorità etiopi alle accuse contenute nel rapporto.
Non è a prima volta che l’Etiopia è accusata di fornire appoggio ai paramilitari sudanesi. A febbraio, un’inchiesta dell’agenzia Reuters ha rivelato la presenza di un campo di addestramento segreto in Etiopia destinato a migliaia di combattenti delle Rsf. Il sito si trova nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz, a ridosso del confine sudanese. Successivamente, il governo del Sudan ha denunciato anche incursioni di droni sul suo territorio provenienti dall’Etiopia.



