• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Dialoghi sull’Africa 2026
    • Bella Ciao (registrazione)
    • Dialoghi (edizioni passate)
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • 100 Afriche – archivio
      • 2026
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • Arabo
    • Swahili
    • Wolof
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • ULTIMO NUMERO (5/2026)
    • PENULTIMO NUMERO (4/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • Etiopia (Monti Bale e Harar)
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • Rwanda e Burundi
    • SAO TOME
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • Dialoghi sull’Africa 2026

Edizione del 22/09/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Cerca per

"sudan guerra"

    CONTINENTE VERO

    Agadez, la “Lampedusa del deserto” che ha sete di pace

    di Tommaso Meo 21 Giugno 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Paola Pizzi

    La storica città tuareg nel cuore del Niger, un tempo fulcro del commercio carovaniero e poi meta turistica, è oggi crocevia di migranti e di cercatori d’oro. Alle prese con boom demografico, insicurezza e cambiamenti climatici, combatte per preservare la sua identità e il suo ruolo strategico nel Sahel. Ma nulla si farà senza la pace

    Porta del deserto, città degli uomini blu, crocevia dei commerci transahariani… Comunque la si voglia definire, la città di Agadez, polveroso agglomerato urbano nel cuore del Niger, a circa 900 chilometri dalla capitale Niamey, occupa da sempre un posto centrale nella storia della regione sahelo-sahariana. La sua vocazione alla centralità è insita nell’etimologia stessa del suo nome, che deriva da egdez, ossia “luogo di visita” in tamasheq, la lingua del popolo tuareg, che per primo vi si insediò e ne è quindi considerato il fondatore.

    Posizione strategica

    Fin dalle sue origini, che sembrano risalire al XIV-XV secolo, Agadez ha rappresentato uno spazio di incontro tra le varie comunità locali e un punto di passaggio per le carovane che, muovendosi dai regni dell’Africa occidentale, la attraversavano cariche di sale, oro, avorio e schiavi per raggiungere i mercati del Nord Africa e della costa del Mediterraneo. Di là riprendevano la via del ritorno portando indietro manufatti e cereali. Di questo viavai, Agadez era il vero e proprio fulcro in virtù della sua collocazione geografica: una posizione di strategica equidistanza tra i vari poli commerciali e culturali del mondo africano antico.

    In tempi più recenti, l’andirivieni delle carovane ha lasciato il posto ad altri tipi di traffici non meno redditizi, e Agadez si è trasformata, da luogo di transito di merci pregiate, in un vero e proprio “hub logistico” per decine di migliaia di migranti che, partendo dai Paesi del Sahel e dell’Africa subsahariana, qui confluiscono per poi intraprendere il “viaggio della speranza” verso l’Europa attraverso il deserto, la Libia e il Mar Mediterraneo, in quella che è considerata la principale e la più pericolosa delle rotte migratorie contemporanee. Questo importante afflusso ha segnato profondamente la città e ne ha influenzato non solo la demografia e l’urbanistica ma anche l’economia.

    Attouboul Amma, responsabile dei lavori di costruzione del Sultanato, si trova nel corridoio d’ingresso della moschea di Agadez, l’edificio in mattoni di fango più alto del mondo. Guy Peterson / Panos

    Inoltre, negli anni Ottanta del secolo scorso e fino ai primi anni Duemila, Agadez ha conosciuto un vero e proprio boom turistico, e grazie alla sua ubicazione privilegiata si è trasformata in una delle mete più ambite per migliaia di viaggiatori sahariani. Come spiega l’ex sindaco della città, Abdourahamane Tourawa, «Agadez era l’immaginario di tutti gli europei, soprattutto degli italiani. La città era piena di turisti, in particolare quelli che arrivavano via terra passando per l’Algeria e che poi proseguivano per i porti di Dakar e Cotonou. Questo permetteva agli operatori turistici di fare grossi investimenti, e in effetti a quell’epoca erano molti gli investitori nel turismo e nell’accoglienza interessati ad Agadez, e il settore aveva un peso enorme nell’economia locale. Oggi, la situazione non permette più di svolgere questo tipo di attività».

    L’inizio dell’instabilità

    Quando, nel 2007, scoppia l’ennesima rivolta tuareg, che spinge l’allora presidente Mamadou Tandja a inviare l’esercito nel nord per reprimere i ribelli, il turismo subisce una drastica battuta d’arresto, isolando sempre più Agadez dal mondo esterno e privando i suoi abitanti di quella che all’epoca costituiva senza dubbio la principale risorsa economica della regione. Ibrahim Kane Annour, esperta guida sahariana che dal 2007 vive in Italia, dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico, ricorda che «negli anni Ottanta c’erano 56 agenzie di viaggi, arrivavano anche 8.000 turisti all’anno, compresi quelli che venivano ad assistere alla Parigi-Dakar. Avevamo un volo diretto Parigi-Agadez che portava ogni settimana 200 persone durante la stagione turistica. Questo faceva vivere la città e tutti ci guadagnavano: artigiani, benzinai, alberghi. La città era veramente vivace».

    Oggi i pochi turisti che si avventurano nella regione di Agadez hanno l’obbligo di una scorta militare, ma, come afferma Tourawa, «non è Agadez a essere insicura, sono le frontiere vicine a generare insicurezza». La crisi interna dei primi anni Duemila si è in effetti complicata in seguito a una serie di congiunture regionali, in primo luogo quella nel nord del Mali, dove nel 2012 una nuova ribellione tuareg, supportata da migliaia di combattenti al soldo di Muammar Gheddafi e rientrati letteralmente “con armi e bagagli” dopo la caduta del regime libico nel 2011, ha spianato la strada a una pletora di sigle jihadiste – Ansar Eddine, Aqmi, Mujao, ecc. – che hanno preso il controllo del territorio. Le ripercussioni della guerra tra il governo di Bamako e i rivoltosi che ne è seguita – e che ha visto anche il coinvolgimento dell’esercito francese e di una forza Onu, la Minusma – si sono estese anche oltre confine, destabilizzando l’intera regione frontaliera tra Mali, Niger e Burkina Faso con rapimenti di cittadini stranieri e attacchi terroristici ai danni delle popolazioni locali, e alimentando un diffuso banditismo e contrabbandi di ogni genere. A sud, è Boko Haram a mettere a rischio la sicurezza del Niger, dove dal febbraio 2015 si assiste a una serie di attacchi transfrontalieri a ripetizione del gruppo jihadista e a infiltrazioni di miliziani nella zona di Zinder. Il deterioramento della sicurezza ha innescato un effetto domino, generando instabilità e flussi migratori senza precedenti.

    Lampedusa del deserto

    Di queste decine di migliaia di migranti diretti verso nord, Agadez è il passaggio obbligato, e ciò ha contribuito a trasformarla in una «Lampedusa del deserto», come l’ha definita Ibrahim Kane, dando vita di fatto a una nuova economia, che ha in parte colmato il vuoto lasciato dal crollo del turismo.: «Coloro che prima avevano una macchina e la noleggiavano ai turisti, ora portano i migranti al confine con l’Algeria e la Libia, perché per sopravvivere bisogna pur fare qualcosa», spiega ancora la guida sahariana. Allo stesso tempo, il fenomeno migratorio ha profondamente modificato la demografia di Agadez, dove dal 2012 al 2022 la popolazione è raddoppiata. «Secondo le proiezioni degli indici di crescita demografica, nel 2022 dovevano esserci ad Agadez 16.000 abitanti, ce n’erano invece più di 300.000», afferma l’ex sindaco Tourawa.

    Ad Agadez, nel giorno della grande preghiera, il venerdì, i fedeli si raccolgono all’esterno della moschea di fango del XV secolo. Pascal Maitre / Panos

    Dopo la stretta sui migranti e i trafficanti da parte del presidente Mohamed Bazoum, destituito con un golpe nel luglio 2023, e gli ingenti finanziamenti dell’Unione Europea per fermare i flussi, oggi il fenomeno migratorio «è più che altro interno e riguarda cittadini nigerini che vivono in regioni dove la situazione di sicurezza è difficile e si spostano ad Agadez in cerca di maggiore stabilità, anche economica», spiega ancora Tourawa. Il boom demografico sta segnando profondamente anche il volto architettonico di Agadez, dove le costruzioni tradizionali in argilla impastata – il cosiddetto banco – che ne caratterizzano il centro storico, di cui la grande moschea in stile sudanese risalente agli inizi del XVI secolo è uno spettacolare esempio, stanno lasciando il posto alle case in cemento, un fenomeno che minaccia l’identità stessa della città. Come ricorda Tourawa, «Agadez è la sola città Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco in Niger, ma perché continui a svolgere il suo ruolo culturale e storico c’è bisogno di sostegno e di investimenti, c’è bisogno di aiutare l’Agadez di oggi nella sua resilienza». A contribuire alla cementificazione vi sono anche i cambiamenti climatici: negli ultimi anni la stagione delle piogge, che cade da giugno a settembre, è sempre più devastante, e questo richiede interventi di manutenzione degli edifici in banco sempre più frequenti e importanti. «Agadez è minacciata dal degrado a causa dell’erosione delle piogge estremamente aggressive, bisognerà quindi ripensare il sistema di protezione della città», aggiunge l’ex sindaco.

    Sete di pace

    Le migrazioni sono solo uno dei fattori ad aver determinato i profondi cambiamenti demografici e urbanistici cui si è assistito ad Agadez nell’ultimo decennio. Un altro elemento decisivo è stata la scoperta, nel 2014, di importanti miniere d’oro nel nord del Paese, che ha attirato moltissimi giovani e non solo in cerca di un po’ di fortuna, per quanto effimera. «L’oro non è una garanzia: c’è chi vende tutto per andare a cercare l’oro, ma poi non lo trova, oppure lo trova ma rimane indebitato, non riesce a recuperare l’investimento», spiega la guida Ibrahim. «Certamente c’è anche chi con l’oro ha fatto tanti soldi, ma è quasi un monopolio. Allo stesso tempo, però, questa scoperta è stata una fortuna per la regione di Agadez, perché ha distolto molti dal dedicarsi a traffici illeciti», osserva ancora Ibrahim, convinto tuttavia che non sarà l’oro a far tornare Agadez agli antichi splendori: «Io credo nel turismo e nell’agricoltura sostenibile come vie d’uscita alla povertà in cui ci troviamo, ma non ci sarà futuro per Agadez senza pace».

    Un camion stracarico di vestiti e altra merce raggiunge la dogana di Agadez, snodo cruciale dei traffici sahariani e storico crocevia per migranti e carovane. / Luz

    Allo stesso modo la pensa Tourawa. «Il turismo è vitale perché quando parliamo di resilienza della popolazione, parliamo di un potenziale culturale, artigianale e storico», spiegato, sottolineando come la città di Agadez si collochi «fra la tradizione e la modernità, è una città strategica, è il cordone ombelicale tra l’Africa subsahariana e l’Africa del Nord, è un crocevia che continua a evolvere e ingrandirsi rimanendo allo stesso tempo un epicentro e un punto di riferimento africano e saheliano a livello di tradizione e cultura, e per la sua posizione geostrategica». Ma perché questa città possa continuare a svolgere il suo ruolo e ad esercitare il suo fascino nell’immaginario di tanti turisti, conferma l’ex sindaco, «occorre ritrovare la pace». Se ieri Agadez era la città dell’immaginario e dell’accoglienza, e oggi è la città della resilienza, l’Agadez di domani, quella che sperano di costruire i suoi abitanti, è quindi una città “in pace” e “della pace”, dove tutte le sue etnie, con le loro lingue e tradizioni, possano convivere e collaborare nell’interesse comune, come hanno fatto per secoli.

    Quella di Agadez non è certo una storia priva di conflitti e di crisi, dai quali però la città si è sempre risollevata proprio grazie alla sua capacità di adattamento, alla sinergia tra le sue forze interne e all’apertura al mondo esterno. «Stiamo affrontando diverse congiunture, ma dobbiamo batterci per salvaguardare tutto quello che siamo», è il fermo proposito di Tourawa.

    Questo servizio è uscito sul numero 1/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

    Condividi
    21 Giugno 2026 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    I droni low-cost e le nuove dinamiche di conflitto delle guerre africane

    di Tommaso Meo 17 Giugno 2026
    17 Giugno 2026

    di Andrea Spinelli Barrile Alla Conferenza annuale africana sulla pace e la sicurezza emerge come la tecnologia a basso costo abbia spezzato il monopolio aereo degli Stati, ridefinendo gli equilibri …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Msf ha licenziato 18 operatori accusati di sfruttamento sessuale in Ciad

    di Tommaso Meo 16 Giugno 2026
    16 Giugno 2026

    Medici senza frontiere (Msf) ha licenziato 18 operatori umanitari in Ciad in seguito a un’indagine interna che ha accertato gravi abusi e sfruttamento sessuale nei confronti di rifugiate sudanesi, tra …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Sicurezza illusoria

    di Tommaso Meo 12 Giugno 2026
    12 Giugno 2026

    Le forze di pace delle Nazioni Unite in un veicolo blindato parlano con un ragazzo. Molti giovani locali hanno perso la fiducia nei cashi blu, non sentendosi protetti quando i …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Venti di xenofobia in Libia, tra campagne d’odio e ondate di arresti

    di Tommaso Meo 10 Giugno 2026
    10 Giugno 2026

    di Giulia Beatrice Filpi La retorica della «Libia ai libici» si traduce in rastrellamenti e detenzioni arbitrarie a Bengasi e Tobruk. L’allarme di Refugees in Libya: «Per migliaia di persone …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • ARCHIVIO ARTICOLIFOCUSSOCIETÀ

    A Milano arrivano 100 Afriche

    di Marco Trovato 2 Giugno 2026
    2 Giugno 2026

    Dal 5 al 7 giugno torna a Milano il festival 100 Afriche: tre giorni di incontri, musica e creatività dedicati alle culture del continente africano. Un grande appuntamento organizzato dalla …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Etiopia al voto, Abiy verso la conferma tra conflitti e fragilità

    di claudia 30 Maggio 2026
    30 Maggio 2026

    Di Marco Simoncelli (Addis Abeba) L’esito delle elezioni di lunedì appare largamente scontato, con il premier Abiy Ahmed avviato a una nuova vittoria in un contesto segnato però da conflitti …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • CONTINENTE VEROGLOBAL AFRICA - Mario Giro

    La nuova corsa all’oro nel continente dei minerali strategici

    di Tommaso Meo 10 Maggio 2026
    10 Maggio 2026

    di Mario Giro Nel continente si intensifica una nuova “corsa all’oro”: potenze del Golfo, Cina, Turchia e multinazionali sfruttano minerali preziosi e terre rare, alimentando conflitti, milizie e mercati illegali. …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Infanzia in fuga a Bidibidi

    di Tommaso Meo 4 Maggio 2026
    4 Maggio 2026

    Un ragazzino sudsudanese di 13 anni gestisce un negozietto nel campo profughi di Bidibidi (Uganda), dove vive da oltre un anno, vendendo caramelle e bevande per aiutare la famiglia a …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • Libri

    Il libro della settimana: “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi”

    di Tommaso Meo 3 Maggio 2026
    3 Maggio 2026

    recensione di Stefania Ragusa Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi di Arnoldo Mondadori Mosca, Cristina Castelli, Anna Pozzi, nasce dal profondo senso di vergogna che provò il proprietario di …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Bambini soldato, l’esercito invisibile che in Africa combatte ancora

    di Tommaso Meo 2 Maggio 2026
    2 Maggio 2026

    di Luciano Bertozzi Dalla Repubblica Democratica del Congo alla Somalia, dalla Nigeria al Sudan, migliaia di bambini vengono reclutati da milizie e eserciti regolari. Rapiti nelle scuole o nei villaggi, …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    In Africa la libertà di stampa è in pericoloso declino

    di claudia 30 Aprile 2026
    30 Aprile 2026

    La libertà di stampa non è mai stata così gravemente minacciata nell’Africa subsahariana, una regione afflitta dall’instabilità politica dai Grandi Laghi al Sahel, compreso il Sudan. Guerre, criminalizzazione del giornalismo …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    Sicurezza e interessi economici, tutti vogliono il Somaliland

    di Tommaso Meo 29 Aprile 2026
    29 Aprile 2026

    di Maria Scaffidi La scelta di Israele di nominare un ambasciatore nella regione secessionista somala accende nuove tensioni internazionali, inserendosi nel “grande gioco” per il controllo del Mar Rosso tra …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • CONTINENTE VEROSOCIETÀ

    Il Kenya è una democrazia tradita: la reporter Judie Kaberia spiega perché

    di Tommaso Meo 4 Aprile 2026
    4 Aprile 2026

    di Vittorio Sergi «Il Kenya vive una stagione oscura: uccisioni di manifestanti, rapimenti di Stato, impoverimento della classe media». In questo colloquio la giornalista keniana racconta un Paese dove la …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    L’Africa, tra disordine globale e nuove opportunità

    di Tommaso Meo 1 Aprile 2026
    1 Aprile 2026

    di Giulia Beatrice Filpi Dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità alle nuove sfide diplomatiche: i temi al centro del corso «L’Africa e il grande disordine globale» per capire …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • …
  • 48
  • 49
  • 50
  • 51
  • 52
  • …
  • 77

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Scattano i primi arresti dopo la scia di femminicidi che ha scosso il Sudafrica

    22 Settembre 2026
  • Sud Sudan, il presidente Kiir accelera il percorso verso il voto

    22 Settembre 2026
  • Nel cuore del Turkana la scuola cambia volto per non lasciare indietro i bambini con disabilità

    22 Settembre 2026
  • Etiopia, il lavoro che trattiene

    22 Settembre 2026
  • In Kenya ora è disponibile una linea telefonica pubblica antiterrorismo

    22 Settembre 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 22/09/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl