Niger: esasperazione per l’insicurezza, una voce da Niamey

di Enrico Casale
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In Niger, attacchi sempre più cruenti contro civili e militari, abitanti costretti ad abbandonare i  propri villaggi invasi da terroristi e forze “oscure”, hanno causato dall’inizio del 2021 almeno 600 vittime, tra membri delle forze armate e non. Il quadro cupo di una guerra dalla quale non si riesce a uscire, che dal nord-est del Mali ha esteso le sue antenne verso il Niger e il Burkina Faso, mentre a sud spaventano le incursioni dalla Nigeria dei miliziani di Boko Haram, spinge alcune organizzazioni della società civile a voler scendere in piazza per esprimere rabbia ed esasperazione. È il caso della coalizione Tournons la page (Tlp) Niger, che raggruppa 17 organizzazioni in tutto il territorio nazionale, promotrice di una manifestazione pacifica in programma per il 12 dicembre, dopo il divieto imposto dalle autorità al primo tentativo inizialmente previsto per domenica 5.

di Céline Camoin

“Vogliamo in primo luogo testimoniare il nostro sostegno e la nostra compassione a tutte le vittime del terrorismo in Niger. In secondo luogo, esprimere malcontento riguardo alla presenza delle forze straniere sul suolo nazionale”, precisa, al telefono con Africa, Maikoul Zodi, coordinatore di Tlp Niger. “Sono ormai otto anni che sono presenti basi militari e contingenti stranieri, ma in questi ultimi anni la situazione securitaria non ha fatto altro che peggiorare. Ci interroghiamo sul motivo della presenza delle truppe a terra. I soldati francesi sono da anni sul nostro territorio ma continuiamo a essere aggrediti”, spiega l’interlocutore di Africa, facendosi portavoce di un sentimento di sfiducia sempre più sentito anche nei Paesi vicini afflitti dalla violenza dei gruppi terroristi armati. Nei giorni scorsi, nell’ovest del Paese, a Tera, una folla di manifestanti ha bloccato un convoglio di un centinaio di veicoli militari francesi che stava attraversando l’area per andare in Mali. Nella repressione della manifestazione almeno tre persone sono state uccise e più di 15 ferite. Alcune testimonianze accusano i militari francesi di aver sparato ed è in corso un’inchiesta. “Chiediamo giustizia anche per queste vittime – ha detto Zodi – che hanno manifestato proprio l’esasperazione contro una strategia di sicurezza che non ha portato i suoi frutti”.

“Abbiamo chiesto alle autorità nigerine di rafforzare il dispositivo di sicurezza, di rispettare il principio di sovranità sulle questioni di difesa nazionale, ma non siamo contrari al principio di cooperazione militare degno di questo nome”, precisa l’attivista della società civile. “Riconosciamo benissimo di aver bisogno di aiuti in termini di formazione, di intelligence, di logistica, ed è in questo senso che chiediamo alle nostre autorità di ripensare il dispositivo di sicurezza”.

Un dispositivo, ricorda l’intervistato dal Niger, “frutto di un accordo che non è stato ratificato dall’Assemblea nazionale, sotto l’ex presidente Mahamadou Issoufou, e che pertanto manca anche di legittimità”. Molti interrogativi circondano ancora i veri motivi della presenza militare francese, che secondo l’esponente della società civile sono soprattutto economici. “Ricordiamo che sotto la presidenza di Issoufou, il ministero della Difesa è stato travolto da un grave scandalo di corruzione”, un elemento che fa spazio a molti dubbi sull’intera gestione e che motiva, secondo l’organizzazione, la richiesta di un’indagine giudiziaria proprio per gli atti di corruzione sotto il suo regime.

Ma chiedere la partenza delle forze militari straniere non rischia di spalancare le porte ai gruppi terroristi armati? “Dalle ricerche che stiamo conducendo per capire cosa non funziona, ci risulta che non c’è mai stata una missione di cooperazione militare tra la forza Barkhane e i militari nigerini. La forza Barkhane sta qui in Niger, ma non sappiamo esattamente cosa stiano facendo. Abbiamo dubbi molto seri. Si è rotta la fiducia tra gli eserciti stranieri e le popolazioni, non solo in Niger, ma anche in Mali e in Burkina Faso”, risponde Zodi, che insiste: “La questione di sicurezza nazionale dipende dalla sovranità nazionale, è la missione dello Stato, che se necessario può ricorrere alla cooperazione di partner internazionali. Ma è ora di dire basta con la presenza di truppe straniere sul nostro suolo, visto che la situazione è peggiorata”.

Un’altra rivendicazione della coalizione Tlp è la liberazione dei detenuti politici e di opinione, come Anass Djibril, coordinatore dell’associazione Niger Debout (Niger in piedi), arrestato il 24 marzo scorso dopo un appello a manifestare contro i risultati del secondo turno delle elezioni presidenziali, e da allora mantenuto in carcere a Koutoukalle. “Ci sono anche militari valorosi ancora in manette perché incriminati sotto l’ex presidente Issoufou, per presunto coinvolgimento in tentativi di colpo di Stato. Auspichiamo che tutti i nigerini possano convergere nella stessa direzione e combattere questa guerra a noi imposta da forze oscurantiste”.

Lunedì scorso, in una sua analisi sui gruppi armati all’VIII Forum di Dakar per la pace e la sicurezza, il presidente della repubblica del Niger, Mohamed Bazoum, ha riconosciuto la “psicosi” che sta colpendo gravemente il morale di tutto il Paese e che sta creando un bisogno di sicurezza segnato dall’impazienza. “Ciò porta a un sentimento deleterio esacerbato dai social media e sfruttato opportunisticamente dai partiti politici di opposizione e da una parte della società civile”, ha detto Bazoum.

Le organizzazioni terroristiche operanti nel Sahel, “animate da pastori incolti, senza alcun progetto politico hanno comunque saputo riuscire a dividere localmente tra loro le comunità etniche, screditando gli Stati ai loro occhi, spargendo i semi del dubbio sulla loro capacità di garantire la sicurezza e promuovere una campagna diffamatoria contro i loro alleati internazionali nella lotta comune contro il terrorismo”, ha proseguito il presidente nigerino, che ha aggiunto:  “Se bastano 4 banditi su 2 motociclette per massacrare decine di persone che vivono in un villaggio molto isolato per provocare uno shock nazionale, la porta è dunque spalancata alle più deliranti teorie del complotto, sintomo dello stato di demoralizzazione delle società vittime di questo flagello”.

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