Pier M. Mazzola ▸ Mogadiscio: un buco nel muro, nella memoria

di Pier Maria Mazzola

Nuredin Hagi Scikei, difensore del patrimonio culturale del Benadir, denuncia l’ultimo scempio “nascosto” perpetrato nella sua città. Non dovuto di certo a un’autobomba.

Foto: distruzione del muro antico per creare un nuovo pulpito.
Si noti la scala appoggiata sulla preziosa decorazione del 1238.

Ci sono tanti modi di distruggere una città. Con i bombardamenti, con l’incuria, con la più elegante gentrificazione, con interventi che – volutamente o per ignoranza – hanno per effetto la damnatio memoriae. È di quest’ultimo tipo il “piccolo” episodio avvenuto a Mogadiscio, solo l’ultimo in ordine di tempo, e denunciato da Nuredin Hagi Scikei. Di recente la nostra rivista ha dato eco al suo appello, «Salviamo la memoria storica di Mogadiscio», in occasione dell’uscita del suo libro Exploring the Old Stone Town of Mogadishu.

Ora, l’ingegnere somalo, laureatosi a Bologna e con una lunga permanenza in Italia prima di fare ritorno nella sua città, ha divulgato l’informazione, corredata di fotografie, della distruzione dell’antico minbar di legno della moschea Jaama’a, allo scopo di “modernizzarla”. Minbar è il termine che indica il pulpito. Quello della masjid Jaama’a era l’ultimo ancora esistente nella capitale somala. Per portare a termine l’opera, «un muro intatto, che era sopravvissuto per quasi otto secoli – scrive Nuredin –, è stato abbattuto per fare una nicchia da usare come nuovo pulpito per i sermoni del venerdì».

Il “minbar” (pulpito) distrutto

L’opera in legno che probabilmente è irrimediabilmente perduta era databile al 1837, ma forse si trattò allora di un restauro, e poteva quindi essere anteriore. «Era un minbar che doveva ancora essere studiato nelle sue parti più antiche, così come in generale tutta la moschea Jaama’a, che non è stata ancora studiata in modo completo».

Lo scempio non è stato perpetrato fino in fondo poiché, testimonia l’ingegnere, le istituzioni del Paese sono intervenute, anche se «tardivamente, su pressione di alcuni fedeli» e in ogni caso «hanno mostrato scarsa professionalità e preparazione per difendere il patrimonio storico della Somalia».

L’articolo intero di Nuredin Hagi Scikei è leggibile in italiano sul sito dell’associazione animata dall’architetto Alberto Arecchi, conoscitore di lungo corso dell’Africa e della Somalia in particolare.


Pier Maria Mazzola è il direttore responsabile di Africa. È stato direttore di Nigrizia e direttore editoriale di Emi (Editrice Missionaria Italiana). È autore di libri, tra cui Sulle strade dell’utopia (Emi) e Leoni d’Africa (Epoché), e curato Korogocho di Alex Zanotelli (Feltrinelli) e Io sono un nuba di Renato Kizito Sesana (Sperling & Kupfer).

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