Mali – Opposizione denuncia brogli. Cissé si rivolge alla giustizia

di AFRICA

Il principale candidato dell’opposizione in Mali, Soumaïla Cissé, ha annunciato ieri di aver depositato una serie di ricorsi presso la Corte Costituzionale maliana per sospetti brogli nelle urne da parte della coalizione di partiti che appoggia il presidente uscente Ibrahim Boubacar Keïta (IBK).

Quest’ultimo è arrivato in testa alle elezioni che si sono svolte il 29 luglio con il 41,42% ma non è riuscito a superare la soglia del 50% e dovrà dunque affrontare proprio Cissé al ballottaggio fissato per il 12 di agosto. Cissé, sostenuto dal suo partito l’Union pour la République et la Démocratie e dalla piattaforma Ensemble, restaurons l’espoir, ha ottenuto il 17,8% dei voti.

L’opposizione avrebbe denunciato il riempimento delle urne con schede fasulle, violazioni della legge elettorale ed altre irregolarità. In questo modo “si spiegherebbero i risultati ottenuti da IBK nel centro e nel nord del paese” ha dichiarato un portavoce di Cissé all’agenzia Afp.

Sempre secondo il portavoce, tra i vari ricorsi presentati ci sarebbe anche la “richiesta di ricusazione di sei giudici della Corte Costituzionale accusati di parzialità, tra i quali ci sarebbe anche la presidente”. Questa richiesta sarebbe stata firmata “da 17 candidati del fronte democratico”.

I candidati al primo turno delle elezioni avevano fino a sabato sera per presentare i loro eventuali ricorsi e, da quanto si apprende da Rfi, anche i due candidati Aliou Diallo e Cheikh Modibo Diarra hanno depositato dei ricorsi su presunte irregolarità nel voto.

La Corte Costituzionale, composta da 9 giudici, dovrà ufficializzare i risultati del primo turno mercoledì e solo a quel punto inizierà la campagna elettorale per il ballottaggio tra Keïta e Cissé, ricorda Jeune Afrique.

Le complesse elezioni maliane si sono svolte in un clima abbastanza pacifico secondo gli osservatori dell’UE, tranne in alcune aree dove sono stati registrati attacchi da parte di gruppi armati e difficoltà organizzative legate alla distribuzione delle schede. La violenza ha perturbato il voto nel 20% dei seggi e in un 3% non si è potuto votare.

Il Mali è arrivato a queste elezioni in un momento assai complicato sul fronte della politica interna. Malgrado l’accordo di Algeri siglato nel 2015 mai attuato completamente, la pace e la sicurezza nel paese africano sono ancora lontane.

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