Mali, dieci anni fa Kidal cadeva nelle mani dei jihadisti

di claudia

Era il 30 marzo 2012, esattamente 10 anni fa, quando Kidal, città del nord-est del Mali, cadeva nelle mani dei jihadisti divenendo il primo capoluogo di una regione settentrionale del Mali ad essere controllato dai gruppi islamisti. Da quel momento cominciava una vera spirale discendente per la sicurezza in Mali, con i ribelli islamisti che velocemente presero il controllo del nord del Mali, prima di dirigersi al centro ed essere fermati dall’intervento francese con l’operazione Serval.

Dalla crisi di Kidal tuttavia il Mali non si è mai ripreso e sono moltissime le conseguenze, politiche, militari ed economiche, della guerra contro i jihadisti, che sono riusciti ad espandersi rapidamente anche nei Paesi vicini, come il Burkina Faso e il Niger.

La conquista di Kidal fu condotta da un’alleanza di ribelli tuareg e gruppi jihadisti, con combattenti maliani e stranieri, soprattutto algerini. Inizialmente, da gennaio 2012, erano stati i tuareg dell’Mlna a ribellarsi per l’autodeterminazione dell’Azawad, alleandosi successivamente con i gruppi islamisti dell’area per avere maggiore potenza militare e più presa sul territorio. Tra i leader dell’alleanza vi è Iyad Ag Ghali, che in passato aveva guidato le ribellioni tuareg contro il potere centrale a Bamako. Due settimane prima di prendere il controllo di Kidal disse in un video che il suo movimento, Ansar Din (che significa “difensori della religione” in arabo) stava combattendo per imporre la sharia nell’Azawad, ed aveva stretto un’alleanza con gli stessi gruppi islamisti con i quali aveva negoziato per anni per conto del governo di Bamako e dei paesi stranieri, ottenendo la liberazione di decine di ostaggi.

Il 1 aprile 2012 a cadere fu la città di Gao, la principale città del nord del Mali, e nei giorni dopo Timbuctù, nel nord-ovest, dove Ag Ghali e i suoi uomini sfilarono armati fino ai denti a bordo di motociclette il giorno dopo la conquista della città, innalzando la loro bandiera sul municipio. Meno di un anno dopo la conquista di Kidal i ribelli Tuareg si divisero dall’alleato jihadista, arrivando anche allo scontro armato in una guerra civile pulviscolare e chiedendo persino il sostegno francese nel contrasto ai gruppi più radicali.

A distanza di dieci anni i jihadisti sono onnipresenti in Mali, in Burkina Faso e Niger e contaminano anche Paesi come Benin, Costa d’Avorio e Senegal: il Mali e i suoi vicini infatti non sono mai stati in grado di elaborare una strategia comune per affrontare il nemico e la “ridefinizione” della Barkhane, che rappresentò la trasformazione dell’operazione francese Serval, ha ulteriormente esacerbato gli animi. Oggi, a seguito di due colpi di Stato (nell’agosto 2020 e nel maggio 2021), le nuove autorità maliane stanno adottando nuove strategie con nuovi alleati, russi, per affrontare la situazione.

Tuttavia la giunta militare al potere a Bamako deve oggi affrontare una controversa reputazione internazionale, critiche da ogni parte (anche da parte dell’organizzazione regionale Ecowas), un deterioramento continuo della sicurezza interna e i gravi ritardi nell’applicazione dell’accordo di pace firmato tra il governo di Bamako e gli ex-ribelli dell’Azawad. 

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