L’inganno dei filantropi

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 3 minuti
Bill Gates, Mark Zuckerberg, Warren Buffett… Sono tra gli uomini più ricchi del mondo, affermano di voler lottare contro la povertà e di far guarire l’Africa dai suoi mali. Ma un libro-inchiesta, appena pubblicato in Italia, spiega perché la loro generosità non è affatto disinteressata…

Davvero i ricchi salveranno il pianeta? Perché la classe più predatoria della storia umana è anche la più socialmente impegnata a sostenere le cause nobili dell’umanità? Che cosa si nasconde dietro la rinascita globale della filantropia? L’impegno sempre più eclatante dei benefattori milionari è davvero la soluzione alle sfide della contemporaneità (salute, educazione, lotta alla fame, agricoltura), o non invece un ambiguo e problematico effetto delle disuguaglianze diffuse che rendono la nostra epoca la più ingiusta di tutti i tempi?

Sono queste, e molte altre, le domande che Nicoletta Dentico, giornalista, esperta di salute globale e cooperazione internazionale, affronta nel suo documentatissimo saggio-inchiesta Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantrocapitalismo, pubblicato dalla Editrice missionaria italiana, pp. 288, euro 20), da poco in libreria. Si tratta del primo libro in Italia dedicato al tema del filantrocapitalismo, una strategia molto sofisticata inaugurata all’inizio del nuovo millennio da una classe di tycoon vincitori sulla scena della globalizzazione economica e finanziaria senza regole.

Grazie a importanti donazioni erogate tramite le loro fondazioni, nate come funghi, questi nuovi salvatori globali – uomini, bianchi, americani – hanno cominciato a esercitare un’influenza crescente e incontrollata sulle dinamiche codificate del governo del mondo, modificandole profondamente. Un intreccio di molti soldi, esteso potere, pericolose alleanze con il settore privato, in nome della lotta alla povertà, che i governi faticano a controllare.  Anzi, spesso sono proprio i leader politici che accolgono i filantropi a braccia aperte, senza più fare domande.

Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantrocapitalismo (Emi, pp. 288, € 20)

«Ho imparato da diffidare dalla narrazione legnosa sulla “lotta alla povertà”. Basterebbe una frazione di quanto si spende in armi, poco più dell’1% del prodotto interno lordo mondiale, per invertire la rotta», scrive la Dentico. «Numeri alla mano, è evidente che la generosità dei ricchi filantropi non è affatto disinteressata». Non solo. Rispetto alla filantropia «classica», quella globale ha assunto dimensioni così strutturali da condizionare l’operato degli stati stessi: «Libere da ogni costrizione territoriale, le fondazioni filantrocapitaliste, come la Bill & Melinda Gates Foundation, sono riuscite a occupare un campo d’azione sconfinato – si legge nel libro -. Esercitano un ruolo ingombrante nella produzione di conoscenza, nell’affermazione di modelli, nella definizione di nuove strutture della governance globale».

Bill e Melinda Gates. La loro fondazione ha finanziato l’Oms con una cifra
24 volte superiore ai contributi erogati da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica messi insieme

Nel corso della sua poderosa inchiesta, Nicoletta Dentico motiva accuratamente le ragioni per cui «il liquido amniotico della filantropia è la disuguaglianza. Se nel mondo vigesse un’equa ridistribuzione delle risorse non ci sarebbe tanto spazio per la filantropia». Uno dei tratti qualificanti dell’indagine di Dentico è lo sguardo puntato su uno degli aspetti più controversi dell’ingiustizia filantropica, ovvero il capitolo che riguarda le enormi agevolazioni fiscali di cui godono nel mondo le fondazioni, anche le più opulente: «Che cosa legittima politicamente l’idea di un incentivo sulle tasse a questi miliardari e alle loro fondazioni? Quali vantaggi ne avrebbe una società, se si utilizzasse la tesoreria pubblica, perduta a causa degli incentivi, per produrre il bene comune?». Il libro proietta ombre sinistre sull’operato dei nuovi filantropi, impegnati in questi mesi a trovare un vaccino contro il Covid-19. Come scrive Vandana Shiva nella prefazione, «questo libro arriva al momento giusto, ed è necessario». Per aprire gli occhi e porsi delle domande che stampa e tv main stream preferiscono ignorare.

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