L’impunità prevale nei crimini contro i giornalisti

di claudia

La Somalia rimane il peggior Paese in termini di impunità per gli omicidi di giornalisti per il settimo anno consecutivo. Seguono Siria, Iraq e Sud Sudan. A dirlo l’ultimo rapporto del Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), divulgato da poco, alla vigilia dell’odierna Giornata internazionale per la fine dell’impunità nei crimini commessi contro i giornalisti. La ricorrenza è stata decisa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2013, dopo l’assassinio, in Mali, dei reporter francesi di Rfi, Ghislaine Dupont e Claude Verlon, il 2 novembre di otto anni fa.

Nell’ultimo decennio, 226 dei 278 giornalisti uccisi in un complesso mix di corruzione, criminalità organizzata, gruppi estremisti e rappresaglie del governo, sono stati assassinati impunemente, secondo il Global Impunity Index 2021 del Cpj, che ha sede a New York. In alti termini, nell’81% dei casi presenti nell’indice si registra una totale impunità.

“Quando la giustizia è soggetta a corruzione e a faide di potere politico, queste forze mettono a tacere i giornalisti e le storie critiche che raccontano”, ha specificato Gypsy Guillén Kaiser, direttore della difesa e delle comunicazioni del Cpj. “È imperativo che le autorità indaghino a fondo su questi crimini e pongano fine alla censura attraverso l’omicidio. Questo compito non può essere lasciato alle famiglie, ai colleghi e ai gruppi della società civile che cercano instancabilmente giustizia”, ha aggiunto.

In Paesi come il Messico, che è sempre stato il più mortale per i giornalisti dell’emisfero occidentale, ci sono state alcune condanne significative nei casi dei giornalisti Javier Valdez Cárdenas e Miroslava Breach Velducea. Tuttavia, gli attacchi hanno continuato senza sosta. Ci sono almeno tre omicidi finora nel 2021, “un segno agghiacciante di come l’omicidio possa soffocare l’ambiente per la libertà di stampa”.

Sebbene l’Indice rifletta alcuni dei paesi più pericolosi per i giornalisti, non cattura l’intera gamma di minacce alla libertà di stampa, dalla reclusione alla sorveglianza fino all’aggressione fisica. Ad esempio, il posto dell’Afghanistan nell’Indice non è cambiato, poiché il suo vivace panorama mediatico è stato decimato da quando i talebani hanno preso il controllo del paese durante il ritiro degli Stati Uniti. Mentre il sistema giudiziario afghano si sgretola, le prospettive di giustizia per i 17 giornalisti uccisi negli ultimi dieci anni stanno diventando sempre più deboli.

Il Global Impunity Index del CPJ calcola il numero di omicidi di giornalisti irrisolti come percentuale della popolazione. L’Indice 2021 esamina gli omicidi di giornalisti tra il 1° settembre 2011 e il 31 agosto 2021. Nell’Indice sono inclusi solo i Paesi con cinque o più casi irrisolti.

Dalla Repubblica Democratica del Congo, è giunto il rapporto di Journaliste en danger (Jed), che ha censito almeno 110 casi di attacchi ai giornalisti o a organi di stampa nel 2021. Più della metà delle violazioni della libertà di stampa, ovvero il 51%, riguardano l’incolumità fisica dei giornalisti e consistono in minacce che talvolta precedono gli omicidi; aggressioni fisiche e giornalisti costretti a vivere nascosti, lontani dalle proprie case e famiglie per sfuggire alla morte, in seguito a minacce di miliziani o attivisti politici. Tali attacchi, scrive Jed in un comunicato pervenuto alla nostra redazione, “sono emblematici di una tendenza al deterioramento dell’ambiente di lavoro sicuro dei media che si è sviluppata durante quest’anno e che è culminata in 1 caso di rapimento e 3 casi di omicidio di giornalisti”.

Condividi

Altre letture correlate: