L’impegno di Cuamm contro la tubercolosi

di claudia

Ogni anno sono 1,3 milioni le persone che muoiono di tubercolosi e 10 milioni quelle che si ammalano. In Africa, dove si registrano il 23% dei casi e oltre il 30% dei decessi globali, Cuamm continua ad impegnarsi per contrastare questa malattia dai “costi catastrofici”. 

Ogni anno, nel mondo,1,3 milioni di persone muoiono a causa della tubercolosi e 10 milioni di persone si ammalano. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 23% delle infezioni e oltre il 30% dei decessi globali da Tb si registra in Africa, dove i costi catastrofici della malattia rimangono un problema cruciale per l’accesso alle cure.  

Ieri, in occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi, l’Oms ha lanciato l’appello “Yes! We can end TB!” rinnovando l’importanza di mettere in campo un impegno concreto per accelerare i progressi verso la fine dell’epidemia di tubercolosi. 

Un impegno come quello che Cuamm porta avanti da oltre 70 anni negli ospedali in cui interviene incontrando i malati e diagnosticando la Tb, ma anche lavorando assieme alle comunità locali per contrastare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e sensibilizzare la popolazione su una malattia che si può prevenire e curare. 

«L’Africa è tra i continenti più colpiti dalla tubercolosi, ma è anche il continente che è cresciuto di più in termini di accesso ai servizi diagnostici e di cura – spiega Andrea Atzori, responsabile Relazioni Internazionali di Cuamm. Un miglioramento che, però, non è sufficiente per far fronte ai “costi catastrofici” che una persona deve affrontare sia per le tempistiche di diagnosi corretta e sia per le spese mediche di farmaci, analisi biomediche, radiologia, consultazioni e ricovero. A tutto ciò si aggiunge il mancato reddito nel periodo di malattia, che invalida le persone, e le spese legate ai lunghi spostamenti necessari per poter accedere ad ospedali e strutture sanitarie». 

«Rafforzare i servizi sanitari africani è essenziale, ma è altrettanto importante identificare delle strategie di sostegno per i pazienti e le loro famiglie riducendo i costi, migliorando l’accesso ai servizi diagnostici, creando programmi di sostegno a livello delle comunità locali e garantendo che le persone affette da tubercolosi non vengano discriminate o stigmatizzate – prosegue Atzori. È necessario quindi affrontare anche i determinanti sociali ed economici, non solo la malattia in sé. Le disuguaglianze nell’accesso alle cure e i costi associati alla diagnosi e al trattamento restano dei problemi cruciali, che devono essere affrontati per combattere efficacemente l’epidemia di Tb con il coinvolgimento di tutti i partner e i di tutti i livelli di cura, dagli ospedali alle comunità».

Il lavoro sul campo con le comunità e i sistemi sanitari locali, quindi, diventa centrale. Ne è un esempio l’Etiopia dove Cuamm sta implementando il progetto “Lotta alla TB: la comunità, le unità sanitarie e le autorità si uniscono per promuovere la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento” promosso da AICS 5% Fondo Globale e in collaborazione con l’Università di Bari Aldo Moro e il Dipartimento Sanitario del South West Shoa Zone. 

«Il progetto, della durata di 18 mesi, mira ad aumentare l’accesso ai servizi di prevenzione, diagnosi precoce, trattamento e follow-up per i pazienti TB nei centri sanitari di Wolisso Town, Wolisso Rural e Goro. Oltre a garantire la qualità dei servizi, è essenziale assicurarsi che le comunità locali ne siano consapevoli e ne comprendano l’importanza. Con il progetto “Lotta alla TB” gli operatori Cuamm lavorano per influenzare le opinioni delle persone sulla malattia e migliorare la conoscenza dei sintomi per ridurre l’incidenza della patologia» sottolinea Luisa Gatta, rappresentante Cuamm in Etiopia. 

Da gennaio 2023 Cuamm ha formato più di 100 operatori sanitari in South West Zone e oltre 170 figure che fanno da intermediarie tra le comunità e il sistema sanitario. La formazione, infatti, è il primo e fondamentale passo per aumentare la quantità e la qualità delle misure preventive, degli screening e delle tecniche di tracciamento dei contatti. «Per supportare il personale sanitario vengono organizzati periodicamente dei momenti di aggiornamento e confronto, durante i quali si identificano insieme le criticità e le possibili soluzioni. Ai centri di salute della zona, che in media effettuano 900 screening per la TB al mese, vengono forniti anche medicinali per trattare la patologia» continua Luisa Gatta. 

Ma non è tutto: nei distretti di Wolisso Town, Wolisso Rural e Goro con il progetto “Lotta al TB” Cuamm è impegnato anche nel promuovere la prevenzione attraverso l’arte del teatro. Sono state organizzate 8 sessioni di sensibilizzazione nelle scuole che hanno coinvolto 6mila studenti e 10 rappresentazioni teatrali in luoghi pubblici con la partecipazione di oltre cinquemila persone. Dall’inizio del progetto, durante questi appuntamenti, sono stati condotti oltre 16200 screening negli istituti scolastici, nei mercati, all’ingresso delle cliniche sanitarie, nelle kebele, ma anche in luoghi di lavoro e carceri. «Il teatro permette di far comprendere più facilmente tutte le informazioni che riguardano la malattia da quando si manifesta, si sviluppa, si trasmette a quando viene curata, con un impatto emotivo differente rispetto a una semplice spiegazione» conclude Gatta.

Anche in Uganda, con il progetto “SCALE – Increasing coverage of TB prevention and treatment services in Karamoja” realizzato con il contributo della Fondation Assistance Internationale (FAI) l’impegno di Cuamm procede a ritmo serrato in cinque distretti della regione, che è la più povera del paese. 

In strutture sanitarie e comunità locali vengono portate avanti attività di prevenzione, screening e follow-up che permettono di diagnosticare un maggior numero di casi e ridurre la perdita di pazienti in trattamento. Nell’ultimo anno sono stati coinvolti più di 3.400 operatori sanitari di villaggio, prendendo in carico 7.936 pazienti con Tb e riportando in trattamento 1.407 pazienti che avevano sospeso le cure.  

Sempre nell’ultimo anno sono state attivate 78 cliniche mobili che hanno permesso di sensibilizzare e testare 7.931 persone nelle aree più remote della Karamoja meridionale. Sono state condotte sessioni di formazione on the job in 73 strutture sanitarie di 3° livello e 36 strutture di 2° livello. Nell’ambito del progetto si sta lavorando anche per migliorare il trattamento di pazienti affetti da Tb multi resistente ai farmaci (Tb Mdr).

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM

Nata nel 1950, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, intervenendo con questo approccio, anche in situazioni di emergenza, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti. Oggi Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in 8 paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda) con oltre 4.500 operatori sul campo, di cui 230 italiani. Appoggia 23 ospedali, 80 distretti (per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’Aids, alla tubercolosi, alla malaria e formazione), 3 scuole per infermieri (in Sud Sudan, Uganda ed Etiopia) e una università in Mozambico.

Foto di apertura: Nicola Berti

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