L’Unione Europea ha approvato i piani per l’istituzione di un Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Maritime Rescue Coordination Centre, Mrcc) nella città di Bengasi, nella Libia orientale. La notizia è stata confermata dall’ambasciatore dell’Ue in Libia, Nicola Orlando, ed è legata ai tentativi europei di frenare i flussi migratori lungo una delle rotte più frequentate da chi cerca di lasciare il continente per l’Europa.
«Abbiamo finalizzato le procedure per istituire un Centro di coordinamento del soccorso marittimo a Bengasi nell’ambito dell’operazione Irini, con finanziamenti da parte dell’Italia e di Malta», ha dichiarato Orlando in un post su X.
L’annuncio è seguito a un incontro tenutosi a Roma, al quale hanno partecipato il comandante della missione navale dell’Ue “Operazione Irini”, il contrammiraglio Marco Casapieri, l’ambasciatore di Malta in Italia, Daniel Azzopardi, e il generale Khairy Tamimi, segretario generale del comando delle Forze armate arabe libiche.
L’Ue e i suoi Stati membri sostengono e addestrano da tempo la guardia costiera libica, che intercetta i migranti in mare e, sebbene riconoscano formalmente soltanto il governo con sede a Tripoli, dallo scorso anno hanno intensificato i contatti con le autorità della Libia orientale.
Il centro proposto a Bengasi ha suscitato l’attenzione di alcune organizzazioni per i diritti umani, le quali sottolineano che il rafforzamento delle capacità marittime libiche potrebbe portare a un aumento degli intercettamenti di imbarcazioni di migranti e dei rimpatri in Libia, dove le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani documentano da tempo abusi ai danni di migranti e rifugiati.
Da parte sua, l’Ue sostiene invece che la cooperazione con le autorità libiche sia necessaria per migliorare la sicurezza marittima, contrastare le reti di trafficanti e ridurre le tragedie in mare.



