Le voci dei contadini congolesi al Festival del Cinema Africano

di claudia
Amuka

di Annamaria Gallone

Oggi vi parliamo di “Amuka”, un documentario del regista Antonio Spanò, nella sezione EXTR’A del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, programmato domani, 3 maggio, alle h.19 al Wanted Clan e il 4 maggio alle h.17 al Cinema Arlecchino. Girato nella Repubblica Democratica del Congo, il documentario affronta tematiche universali legate al mondo contadino

AMUKA è un documentario realizzato nella Repubblica Democratica del Congo da un regista indipendente milanese, Antonio Spanò, i cui precedenti documentari prodotti nel 2013, 2014 e 2016 hanno ricevuto oltre 50 riconoscimenti e sono stati selezionati in più di 230 festival internazionali. Si comprende facilmente il suo talento da questo film sensibile, intenso e sincero, un film che parla di contadini e tiene vigile l’attenzione dello spettatore per 70’, perché i problemi di cui parla sono universali.

Antonio in un icastico schema di presentazione elenca quali sono questi problemi: la Repubblica Democratica del Congo potrebbe sfamare una persona su due sulla Terra

Eppure, un congolese su sei soffre la fame.
Eppure, un congolese su due soffre di malnutrizione acuta moderata.
Eppure, all’agricoltura si dedica il 70% della popolazione.

Di fronte a questo paradosso, i contadini si raggruppano in cooperative agricole. Alcuni di loro condividono con il regista la loro quotidianità, quella di tutti coloro che rappresentano. Anche se non si conoscono, vivono a migliaia di centinaia di chilometri l’uno dall’altro, partecipano a diversi settori agricoli, le loro voci risuonano in questo documentario. E sono voci dense di ira e ribellione, poi di speranza per nuove possibili strategie. Volti segnati dalla fatica, paesaggi di grande bellezza, il tutto intriso di profonda umanità, di autentica poesia.

Il film, che fa parte della sezione EXTR’A, è programmato il 3 maggio, alle h.19 al Wanted Clan e alle h.17 del 4 maggio al Cinema Arlecchino.

Sempre mercoledì 4 maggio all’Auditorium San Fedele h.21,15, prima del lungometraggio, è programmato JUA KALI (SOLE CALDO), del Keniota JOASH OMONDI, 17’. Il regista, che è anche musicista e autore della colonna musicale, racconta la pesantissima giornata di una domestica nelle case dei benestanti di Nairobi. Impressionante la routine quotidiana senza sosta, la fila delle colf sui balconi che lavano a mano gli indumenti, la biancheria da stendere al sole, le pulizie senza fine che si concludono, al di là della stanchezza, con un feroce mal di schiena che blocca la povera donna. Il film, apparentemente molto semplice, nel susseguirsi ossessivo delle diverse mansioni, vuole sottolineare questa forma di moderna schiavitù.    

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