«La Cina non vuole strangolare l’Africa con il debito»

di Enrico Casale
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La Cina non vuole che l’Africa «sia attirata nella trappola del debito estero». Ad affermarlo è stato il ministro cinese degli Affari esteri secondo il quale i progetti di sviluppo sostenibile in corso nel continente dimostrano la buona volontà di Pechino. Il ministro non ha fatto che ribadire le osservazioni già presentate dal presidente cinese Xi Jinping al vertice Cina-Africa che si è tenuto lo scorso settembre.

«Abbiamo bisogno di portare avanti una cooperazione attiva e progetti comuni in conformità con le regole del mercato», ha detto Wang Yi, in un incontro attuativo del forum dello scorso autunno. All’iniziativa erano presenti i rappresentanti di una cinquantina di Paesi africani.

«Da qualche tempo, alcune forze esterne – ha aggiunto il Consigliere di Stato cinese –, hanno cercato di calunniare e minare la cooperazione tra Cina e Africa accusandola di “neocolonialismo” e di essere “una trappola del debito”. Sono accuse infondate. Non le accettiamo, né noi né i popoli africani».

Queste osservazioni sono arrivate sulla scia del monito lanciato dalla Segreteria di Stato americana per l’Africa. «I Paesi africani che si assumono debiti che non possono rimborsare, compresa la Cina, non dovrebbero aspettarsi di essere salvati – ha detto il vicesegretario Tibor Nagy –. Il 40% dei Paesi a basso reddito del continente sono eccessivamente indebitati o in procinto di diventarlo». Lo scorso settembre, il presidente cinese si era impegnato a cancellare il debito sui prestiti cinesi senza interessi per i Paesi più poveri entro la fine del 2019.

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