Il Kenya ha annunciato che comincerà presto l’erogazione di due miliardi di scellini (13,5 milioni di euro) alle vittime delle proteste nel Paese tra il 2017 e il 2024. Il governo ha infatti approvato il cosiddetto Quadro di Compensazione condiviso, un fondo destinato a risarcire le persone colpite.
Secondo la Commissione keniana per i diritti umani (Knchr), sono state documentate quasi 2.000 richieste di risarcimento, di cui 1.022 presentate tramite l’Ipoa (la Independent policing oversight authority): delle richieste di risarcimento ricevute, solo 1.101 sono state approvate; rigiardavano violazioni che vanno dal diritto alla vita e alla libertà alla tortura, dalla violenza sessuale alle sparizioni forzate. Anche su questo oggi in Kenya c’è ampio spazio per aumentare la frattura tra chi protesta e chi comanda: le vittime della brutalità della polizia durante le proteste del 2024, divenute famose in tutto il mondo come Movimento GenZ, hanno minacciato nuove manifestazioni, accusando la Knchr di aver escluso centinaia di sopravvissuti da risarcimenti.
«Se il governo non risponderà alle nostre domande, sciopereremo all’interno della sede del Knchr. Ci sposteremo lì con tutte le vittime e i sopravvissuti», ha detto ad Africa Rivista Frederick Ojiro, attivista difensore dei diritti umani. Le vittime, tramite il Mathare social justice centre, lamentano il fatto che alcuni dei criteri stabiliti dal Knchr e dall’Ipoa renderanno difficile, se non impossibile, per molti kenioti coinvolti ottenere un risarcimento. Molti doi loro, nonostante siano in possesso di cartelle cliniche e altri documenti che attestano le lesioni riportate durante le proteste, non hanno mai ricevuto alcuna informazione in merito a un eventuale risarcimento e temono di essere stati esclusi.
«Ho le prove che mi chiedono, ma non sono in grado di presentare un testimone», ha detto Anthony Wesonga, un attivista che ha subito violenze da parte della polizia. «Molte volte – ha aggiunto – quando sono andato a sporgere denuncia all’Ipoa e ho chiesto informazioni alle persone che mi hanno aiutato ad arrivare fino in ospedale dopo l’aggressione, queste si sono rifiutate, temendo che la polizia potesse perseguitarle». Inoltre, alcune stazioni di polizia si sono rifiutate di registrare le denunce. Per queste ragioni, le vittime, tramite il Social centre di Mathare, chiedono trasparenza sui beneficiari e sul processo di risarcimento ma anche che vengano presi provvedimenti penali contro gli agenti ritenuti responsabili degli abusi per prevenire future violazioni.
Questa settimana, a partire dal 25 giugno, sono previste manifestazioni di commemorazione delle proteste del 2024 e il tema dei risarcimenti sarà certamente centrale.



