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Edizione del 14/05/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

proteste

    FOCUS

    La Gen Z spezzata del Madagascar

    di Tommaso Meo 25 Aprile 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Stefano Pancera

    Sei mesi fa aveva rovesciato il presidente Rajoelina, oggi il movimento della Gen Z che aveva aperto la strada al colonnello Randrianirina si ritrova diviso, intimidito, con i suoi leader in cella

    Sei mesi fa i ragazzi di Antananarivo con i cappelli di paglia e le bandiere del teschio di One Piece cantavano vittoria: avevano fatto cadere il presidente Andry Rajoelina. Oggi la luna di miele tra la Generazione Z e i militari al potere in Madagascar sembra essere già finita.

    Un decina di giorni fa quattro ragazzi della Generazione Z malgascia sono finiti in cella. Avevano chiesto due cose: poter votare prima del settembre 2027 – la data che la giunta del colonnello Michael Randrianirina ha fissato per le presidenziali – e poter dire la propria sulla nuova Costituzione. Il governo la sta scrivendo senza di loro, attraverso una consultazione nazionale che una parte del movimento ha boicottato e un’altra considera una facciata. L’euforia di chi aveva rovesciato un governo corrotto si è consumata in fretta. Gli stessi militari che avevano scortato i ragazzi su Place du 13 Mai l’11 ottobre 2025 ne mettono ora una parte sotto inchiesta per attentato alla sicurezza dello Stato e cospirazione.

    Il presunto asse con i dissidenti

    Secondo la ricostruzione della ministra della Giustizia Fanirisoa Ernaivo, l’inchiesta del governo ruoterebbe attorno a un presunto asse sovversivo tra una parte della Gen Z (quella identificata come la Gen Z 261) e frange dissidenti dell’esercito. Il nome centrale è quello del colonnello Patrick Rakotomamonjy, ufficiale che godeva di un certo seguito all’interno delle caserme e sui social, accusato di essere la «mente militare» dietro il tentativo di rovesciare il presidente. Si sostiene che una parte dei giovani attivisti non fossero solo manifestanti di piazza, ma elemento integrante di un piano per il rovesciamento del potere. Accusa che si baserebbe quasi interamente su chat estratte da Telegram e WhatsApp.

    Gli indagati, tra cui spicca la figura di Herizo Andriamanantena, uno dei leader più noti del movimento, respingono le accuse offrendo una versione opposta: «fabbricazione delle prove». Sostengono che le chat siano state decontestualizzate o, in alcuni casi, create ad arte.

    Nella lettera aperta che il gruppo Gen Z 261 ha inviato pochi giorni fa al primo ministro Mamitiana Rajaonarison si legge:   «Abbiamo ricevuto la vostra convocazione. Respingiamo però il dialogo perché le violenze, gli arresti e le intimidazioni dei giovani che si esprimono sono già avvenuti prima di qualsiasi tentativo di avvicinamento. Il palazzo del potere non è più un luogo di fiducia, è diventato una trappola per giovani e leader. Se davvero volete dare valore a noi giovani, allora liberate Herizo (il nostro leader che ha permesso il cambiamento), Rija (che ha combattuto in piazza), Carine (medico militare impegnato in piazza). Il sangue dei giovani e di oltre 20 malgasci morti per la ricerca del vero cambiamento è sacro.»

    «Per il momento non ci sono vere riforme attuate dal governo. Forse è per questo che tutti sono così frustrati, perché non vediamo nulla di chiaro e concreto» ha dichiarato Elliot Randriamandrato, leader di Gen Z Madagasikara, un altro dei gruppi della Generazione Z dell’isola.

    Una rivoluzione al bivio

    La Gen Z malgascia non è mai stata un blocco unico. Una parte consistente dell’opinione giovanile continua a sostenere il colonnello. È la Gen Z cosiddetta lealista, che vede la giunta come un passaggio necessario e considera ogni contestazione una possibile destabilizzazione. Per un’altra parte dei giovani, l’ala critica della Gen Z più interventista, la frattura inizia quasi subito dopo il golpe. Quando Randrianirina nominò l’imprenditore Herintsalama Rajaonarivelo primo ministro, poi destituito senza tanti complimenti, il gruppo Gen Z Mada disse che l’incarico era stato fatto in modo non trasparente e senza consultare nessuno di loro.

    La spaccatura non si ferma ai giovani. Attraversa anche l’esercito, cioè la base stessa del potere di Randrianirina. Il 2 aprile la procuratrice Narindra Rakotoniaina ha deferito alla giustizia tredici persone, accusate di aver preparato un attentato alla vita del presidente e un colpo di Stato per rovesciarlo.

    Il recente report «Gen Z Against the State: Democracy in Crisis in Madagascar», di Lakshita Kanhiya analizza l’insurrezione in Madagascar come un momento cruciale per la governance democratica in Africa. La Generazione Z, cresciuta tra instabilità politica e shock climatici, si legge, non nutre attaccamento verso le élite politiche o il mito del gradualismo democratico. Per questi ragazzi la rottura politica non si traduce automaticamente in trasformazione democratica duratura. Una generazione che non è solo una categoria demografica ma politica, che ridefinisce il terreno della lotta, politicizzando le infrastrutture e rifiutando i partiti tradizionali.

    La rimozione di un presidente percepito come illegittimo è una vittoria storica per la Gen Z del Madagascar, ma la transizione verso un ordine costituzionale stabile rimane un percorso minato. Il quadro di partenza, povertà estrema, servizi pubblici al collasso, militarizzazione della politica, non è cambiato. L’intervento dei militari a sostegno della piazza è stato l’ultimo atto di una rivoluzione necessaria o sarà un calice avvelenato che continuerà a condizionare la vita malgascia negli anni a venire?

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    25 Aprile 2026 0 commentI
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