Il Senegal è scosso dopo la diffusione di un rapporto riservato sulla morte di Abdoulaye Ba, lo studente di medicina deceduto lunedì scorso durante gli scontri nel campus dell’università Cheikh Anta Diop di Dakar. Il documento, trapelato sulla stampa locale ieri, smentisce parzialmente le versioni iniziali e riaccende le polemiche sulla gestione dell’ordine pubblico all’interno degli atenei del Paese.
Le autorità del ministero dell’Interno avevano inizialmente ipotizzato che il decesso fosse legato a cause naturali o a un malore improvviso durante i tafferugli, ma i nuovi dettagli emersi suggeriscono un uso sproporzionato della forza da parte delle autorità. Ba, iscritto al secondo anno, sarebbe stato raggiunto dagli agenti mentre si trovava nella propria stanza e non in strada. Secondo le testimonianze raccolte e citate nel rapporto, le forze di sicurezza avrebbero fatto irruzione sparando gas lacrimogeni e colpendo il giovane con i manganelli.
Gli studenti protestavano per il mancato pagamento delle borse di studio, che ammontano a 60 euro mensili, una cifra vitale per il sostentamento di migliaia di iscritti. A seguito del decesso, il centro delle opere universitarie di Dakar ha disposto la chiusura del campus sociale a tempo indeterminato, una misura che ha costretto centinaia di fuori sede ad abbandonare le proprie abitazioni in poche ore.
Il presidente della Repubblica, Bassirou Diomaye Faye, ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia della vittima, mentre il ministro della Giustizia ha confermato l’apertura di un’inchiesta giudiziaria affidata alla gendarmeria, ma la tensione resta altissima.
Le associazioni studentesche e diverse organizzazioni non governative denunciano una violazione dell’autonomia universitaria e chiedono che i responsabili materiali dell’aggressione vengano sospesi immediatamente. Manifestazioni di solidarietà si sono estese anche agli atenei di Saint Louis, Thies e Ziguinchor, paralizzando di fatto il sistema accademico nazionale.
La vicenda rappresenta una prova delicata per le autorità, chiamate a gestire una crisi sociale che affonda le radici nelle difficoltà economiche dei giovani. Molti analisti sottolineano come la gestione della piazza rischi di minare il dialogo tra lo Stato e le nuove generazioni, in un momento storico in cui il governo cerca di implementare riforme strutturali per l’inserimento lavorativo.
La famiglia di Ba, intanto, ha chiesto che venga eseguita una seconda autopsia indipendente per fare piena luce sulle lesioni riscontrate sul corpo del giovane prima della sepoltura.



