Israele – Suor Azazet Kidane: «Gerusalemme vende i migranti al Ruanda»

di Enrico Casale
migranti africani in Israele
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“Israele ha trovato un modo drastico di risolvere il problema degli immigrati africani: pagherà il Ruanda per accoglierli. Alcuni usano il verbo ‘vendere’ per descrivere la politica varata dal governo di Benjamin Netanyahu. Non è un commercio di esseri umani?”. Suor Azazet Kidane, religiosa comboniana eritrea che da anni opera nello Stato ebraico a fianco dei migranti, è sconsolata. A partire dall’inizio dell’anno, il governo israeliano ha annunciato di voler stringere le maglie dell’accoglienza e ha ammesso di aver firmato un accordo con Kigali per favorire l’espulsione verso il Ruanda di molti africani (dietro pagamento di una somma per ogni migrante). Anche i Capi delle Chiese cattoliche di Terra Santa, in un testo diffuso nei giorni scorsi (vedi Fides 22/1/2017) esprimono riserve e perplessità riguardo alla recente disposizione messa in atto dal governo israeliano.
“A partire dal 2011 – spiega suor Kidane – il flusso dei migranti africani verso Israele è aumentato. Di fronte a questo fenomeno, inizialmente il governo trasferiva gli africani in carceri aperte, dalle quali uscivano la mattina e rientravano la sera. I ragazzi e le ragazze africane potevano così lavorare come camerieri, facchini, domestici, badanti. La Corte Suprema ha però vietato la detenzione di persone senza condanna e il governo ha dovuto scarcerarli”.
Il governo ha così escogitato un nuovo sistema per ridurre la presenza di africani (che oggi sono 38mila, soprattutto eritrei e sudanesi). “Avendo firmato le convenzioni internazionali di protezione dei rifugiati – osserva suor Azezet – Israele non può rimpatriare i migranti in Eritrea o in Sudan, dove rischierebbero la vita. Così ha siglato un’intesa con il Ruanda. Israele versa al Ruanda cinquemila dollari per persona, in più ne dà 3.500 ai singoli migranti. Questi ultimi firmano un impegno a non tornare mai più in Israele. Molti migranti che hanno accettato il rimpatrio sono arrivati in Ruanda e lì le autorità locali hanno sequestrato loro i documenti, i soldi e non hanno concesso il diritto di asilo. I rifugiati sono stati portati al confine con l’Uganda da dove hanno preso il cammino verso il Sudan, la Libia e, infine, in Europa. Non pochi di loro sono morti”.
Chi non accetta di essere trasferito in Ruanda dovrà fare domanda di asilo oppure sarà espulso. “È però impossibile fare la domanda”, conclude suor Azezet. “Ogni giorno decine di persone si presentano agli sportelli governativi, ma solo pochi vengono ricevuti e, comunque, non ricevono risposte. Entro marzo, chi non avrà presentato domanda sarà arrestato e incarcerato. Questa volta però in veri penitenziari. Israele non vuole gli africani perché teme che l’immigrazione possa minare l’identità ebraica del paese. Detto questo, a mio parere, Israele avrebbe bisogno della manodopera africana. Gli spazi per un’autentica integrazione e accoglienza ci sarebbero. Manca la volontà politica”.
Nei giorni scorsi oltre 2.000 richiedenti asilo hanno manifestato davanti all’ambasciata del Ruanda a Tel Aviv, contro l’intenzione di Israele di deportare i migranti in Ruanda: “Non vogliamo essere venduti come schiavi”, hanno affermato i manifestanti. La vicenda ha suscitato vasta eco e anche un movimento di cittadini israeliani pro-migranti. Shaul Betzer, primo ufficiale della compagnia aerea israeliana “El Al”, ha scritto: “Come essere umano e come membro del popolo ebraico, cresciuto nei valori del sionismo, non posso prendere parte al volo che porta i rifugiati verso una destinazione in cui le loro possibilità di sopravvivenza sono nulle”. Un altro pilota ha aggiunto: “I rifugiati che già vivono in mezzo a noi non possono essere scartati e rispediti nei loro paesi dove li attendono sofferenza e morte straziante”.
(26/01/2018 Fonte: Agenzia Fides)

 

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