«In Etiopia cristiani sotto tiro»

di Enrico Casale
soldato etiope
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È allarme nella Chiesa ortodossa etiope. Un alto prelato, Melakehiwot Aba Woldeyesus Seifu, ha dichiarato alla Bbc che oltre 60 fedeli sono stati uccisi in giorni di disordini nell’Oromia, regione centrale del Paese, la scorsa settimana.

Il bilancio esatto delle vittime è difficile da stabilire. Venerdì, il capo della polizia della regione ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che 67 persone sono state uccise. Tredici sono morte per ferite da proiettile e le altre per le lesioni subite dopo essere state colpite da pietre. Non è chiaro se questa cifra includa quelle che Aba Woldeyesus ha dichiarato essere morte.

I disordini sono scoppiati dopo che Jawar Mohammed, attivista e giornalista oromo (molto influente), ha affermato che, dopo che le autorità gli hanno tolto la scorta, la sua vita è stata più volte in pericolo. Ciò avrebbe scatenato le tensioni etniche e religiose che hanno causato morti e feriti. Questa ricostruzione però non è stata in alcun modo avallata dalle autorità.

La Chiesa ortodossa, la più grande confessione religiosa in Etiopia, ha più volte affermato che le sue istituzioni e i suoi seguaci sono presi di mira. E anche in questa occasione negli scontri sarebbero finiti nel mirino i fedeli cristiani.  Aba Woldeyesus ha detto alla Bbc che 158 adulti e alcuni bambini si erano rifugiati in una chiesa di Dodola, città a 290 chilometri a sud della capitale, Addis Abeba. Vi sono rimasti per quattro giorni, con l’esercito che ha loro fornito cibo e acqua.

I soldati sono stati dispiegati nelle aree colpite dalla violenza. Sabato scorso, il primo ministro Abiy Ahmed ha definito «atti malvagi» ciò che era accaduto e ha detto che la gente dovrebbe lavorare per evitare le divisioni.

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