Il Marocco e il legame speciale con Israele

di Enrico Casale
Mohammed VI

La riapertura delle relazioni diplomatiche tra Marocco e Israele non fa altro che porre un suggello su un legame storico che unisce da decenni i due Paesi.

Storicamente il Marocco ha ospitato una delle comunità ebraiche più grandi del Nord Africa. Gli ebrei cacciati dalla Penisola iberica nel XV secolo trovarono ospitalità proprio al di là dello Stretto di Gibilterra. Qui vissero, non sempre senza difficoltà, a contatto con la popolazione musulmana contribuendo alla crescita della nazione. La comunità ebraica era così numerosa che, dopo la seconda guerra mondiale, è arrivata a rappresentare il 10% della popolazione marocchina.

Nel 1948, con la nascita di Israele, gran parte della comunità è emigrata nello Stato ebraico. Oggi ancora circa 8.000 ebrei vivono in Marocco, per lo più a Casablanca, ma anche a Fès, Rabat, Meknès, Agadir e nelle altre città principali. Nel 2004, Marrakech contava una popolazione di circa 260 ebrei, la maggior parte dei quali anziani, mentre a Casablanca vivevano tra i 3.000 e i 4.000 ebrei.

In Israele invece si stima che il numero di persone di origine marocchina residenti in Israele sia almeno un milione, quasi un ottavo della popolazione totale del Paese. Un peso importante che ha un forte peso anche in politica. Il governo israeliano comprende attualmente 10 membri con almeno un genitore marocchino.

Non è quindi una sorpresa che, tra i Paesi nordafricani, il Marocco sia quello che mantiene un rapporto speciale con lo Stato ebraico. Dopo l’annuncio fatto dal presidente statunitense Donald Trump sulla riapertura delle relazioni tra i due Paesi, sono arrivate anche le dichiarazioni soddisfatte dai vertici israeliani e marocchini.

«Ho sempre creduto in questa pace storica, e ora sta accadendo sotto i nostri occhi. Voglio ringraziare il presidente Trump per i suoi sforzi straordinari per espandere la pace per portare la pace in Israele e in Medio Oriente», ha commentato il primo ministro Israeliano, Benjamin Netanyahu, assicurando che ci sarà «una pace molto calorosa» tra i Paesi. Lodando il re del Marocco Mohammed VI, Netanyahu (che ha parlato in pubblico prima in ebraico e poi in inglese sull’argomento) ha citato anche degli ebrei marocchini come «il ponte» su cui verranno ora costruite le nuove relazioni pacifiche formali tra i due Paesi.

Il ministro dell’Economia israeliano, Amir Peretz, di origine marocchina, ha salutato i marocchini utilizzando il dialetto marocchino arabo, darija, in un video pubblicato domenica dall’agenzia israeliana i24 News. «As-Salamu Alaykum (saluto islamico), mi chiamo Amir Peretz, un ministro del governo israeliano, e sono molto contento della [ripresa delle] relazioni diplomatiche tra Marocco e Israele – ha detto -. Sono nato in Marocco, a Boujad (vicino a Beni Mellal), e sento che il mio sogno si è avverato». Peretz ha espresso il suo entusiasmo per la ripresa delle relazioni diplomatiche: «Vorrei che i miei genitori fossero ancora con noi in questo giorno benedetto. Spero che questa pace si diffonda in tutto il mondo. Ti auguro buona salute e spero che voi stiate sempre bene».

In un comunicato, Mohammad VI, re del Marocco, ha affermato che il suo Paese intende «riprendere i contatti bilaterali ufficiali e le relazioni diplomatiche il prima possibile». Il re ha annunciato che il suo Paese farà tre mosse nel prossimo futuro. In primo luogo, facilitare i voli diretti per il trasporto di ebrei di origine marocchina e anche di turisti israeliani e dal Marocco. La nazione nordafricana cercherà anche di «riprendere i legami bilaterali ufficiali e le relazioni diplomatiche (con Israele) il prima possibile».

Il Marocco cercherà inoltre di «sviluppare relazioni innovative in campo economico e tecnologico. Come parte di questo obiettivo, ci sarà un lavoro per rinnovare gli uffici di collegamento nei due Paesi, come è avvenuto in passato per molti anni, fino al 2002».

Nel frattempo, le compagnie aeree israeliane El Al e Israir stanno progettando di aprire nuove rotte tra Israele e Marocco. El Al ha detto che «inizierà i preparativi operativi per operare voli diretti per Casablanca, previa l’acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni da parte delle varie autorità». Israir, nel frattempo, ha annunciato che, entro pochi mesi, lancerà 20 voli settimanali tra Israele e Marocco. Le rotte dirette tra Marocco e Israele potrebbero essere molto redditizie per le compagnie aeree che le gestiscono, considerando che almeno 50.000 israeliani, ogni anno, si recano nel Paese nordafricano per visitare diversi siti sacri per gli ebrei a Casablanca, Rabat, Tangeri, Fez, Meknes, Marrakech, Essaouira e Safi. È probabile che anche la compagnia di bandiera marocchina Royal Air Maroc operi prossimamente diversi voli settimanali da e verso Israele.

Questa nuova pagina diplomatica riacutizza anche due antiche ferite. Molti vedono nel riconoscimento ufficiale di Israele da parte del Marocco come un pegno pagato dal sovrano marocchino per il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sua sovranità sul Sahara occidentale. Il prezzo del riavvicinamento tra Rabat e Tel Aviv sarebbe pagato quindi, in primo luogo, dalla popolazione saharawi che vede negate le sue rivendicazioni e, in secondo luogo dal popolo palestinese che vede frantumarsi il blocco arabo che l’ha sempre sostenuto. Il nuovo presidente Usa, Joe Biden, proseguirà su questa strada oppure cambierà traiettoria? Lo sapremo nei prossimi mesi.

(Enrico Casale)

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