di Stefano Pancera
Dopo il golpe del 2023 il Gabon affronta una nuova fase, con la promessa di elezioni democratiche fissate per aprile 2025. Nonostante il sostegno iniziale alla giunta militare, il Paese si trova di fronte a sfide economiche e politiche, con una nuova costituzione che promuove cambiamenti, ma lascia dubbi sulla reale transizione.
I gabonesi sorridono raramente. Per le strade di Libreville lāaria che si respira ĆØ quella di una āsperanza diffusaā che nasconde la consapevolezza che però qui per sorridere ci vuole comunque un buon motivo.
Subito dopo il golpe dellāagosto 2023 mentre la gente festeggiava spontaneamente per le strade la fine del āRegno Bongoā (a torto o a ragione, si vedrĆ ) quasi tutti gli osservatori scrivevano: āĆØ solo un altro colpo militare come gli altri: promette come al solito future libere elezioni ma chissĆ se e chissĆ mai Ā quando ci saranno davveroā.
āSiamo finalmente in cammino verso la felicitĆ .” (āCāest enfin notre essor vers la fĆØlicitĆØā) questa frase che ĆØ lo slogan ufficiale della giunta militare che tappezza le strade di Libreville, racchiude tutto lo spirito e le contraddizioni del Gabon: in quale altra parte del mondo una giunta militare userebbe mai la parola āfelicitĆ ā?
Quasi nessuno fuori dal continente nei primi giorni post golpe pensava che il cugino e braccio destro del depostopresidente Ali Bongo, ultimo rampollo di una casta che ha controllato per decenni il Gabon,fosse davvero credibile per guidare una transizione.
La data di libere elezioni democratiche presidenziali però è stata fissata per il 12 aprile, con qualche mese di anticipo sul previsto.
Nel novembre 2024, gli elettori gabonesi hanno anche approvato con una maggioranza del 91,8% una nuova costituzione attraverso un referendum, con un’affluenza del 53,54%. Gli osservatori internazionali dellāUnione Europea e dellāUnione Africana presenti in quei giorni hanno garantito che tutto si ĆØ svolto in condizioni di tranquillitĆ e trasparenza. Costituzione che, almeno sulla carta, dimostrerebbe la volontĆ di istituire un quadro giuridico idoneo a lasciarsi alle spalle il regime di emergenza che si protrarrĆ fino al 18 aprile.
Una costituzione che per molti punti ha fatto discutere, come ad esempio lāabolizione del sistema elettorale a doppio turno, o la rimozione del ruolo di primo ministro con conseguente aumento dei poteri del futuro presidente che avrĆ un mandato di 7 anni.

Ma che ĆØ stata anche apprezzata per altri: il presidente potrĆ essere rieletto solo unāatra volta e non allāinfinito, lāistituzione del suffragio universale diretto, i membri della famiglia del neo presidente non potranno mai succedergli, che per essere eleggibili bisogna essere figli di genitori gabonesi.
Brice Clotaire Oligui Nguema tra rottura e continuitĆ .
Anche se manca ancora una lista ufficiale dei candidati alla prossima presidenza del paese la sua leadership non ĆØ contestata: Oligui Nguema non soloĆØ popolare ma nessuna personalitĆ politica o formazione gli pesa concretamente contro.
Eā certo che si candiderĆ . Eā probabile sia regolarmente eletto presidente. Diverse figure dellāopposizione cercheranno comunque Ā in qualche modo di contrastare la candidatura di Brice Oligui Nguema.
Albert Ondo Ossa, professore di economia ex ministroĀ consulente del Ministero della Pianificazione del Gabon e delle Nazioni Unite sul progetto Gabon 2025; Pierre Claver Maganga Moussavou, dottorato alla Sorbona,Ā vicepresidente del GabonĀ dal 2017 al 2019Ā Ā e fondatore del Partito Social Democratico (PSD) del Gabon; Alain Claude Bilie By Nze, ex primo ministro che dopo il golpe ha fondato il nuovoĀ movimento politico chiamato “Awu-Mawu”; ed infine Ali Akbar Onanga YāObegue, ex ministro, che ha criticato l’opacitĆ delle autoritĆ di transizione.
Ma mentre si avvicina la data di aprile le finanze pubbliche del paese sono in rosso. La Banca Mondiale ha sospeso i finanziamenti al Gabon a causa di arretrati di pagamento per circa 26 milioni di euro. Lāanno scorso il Gabon ha cercato, di convincere gli investitori ad acquisire i suoi titoli di Stato per un importo di 1,12 miliardi di euro. In totale, tuttavia, Libreville ĆØ riuscita a mobilitare solo 350 milioni di euro. In poche parole, meno di un terzo delle esigenze di finanziamento del Gabon ĆØ stato soddisfatto.
āLāarrivo di Oligui un anno e mezzo fa ĆØ stata accolta con grande euforiaā, mi racconta un giovane laureando davanti allā UniversitĆ Normale SupĆ©rieure di Libreville.āNon ĆØ che non ci stiano provando, a modo loro ma ci stanno provando. Però questi leader che hanno una formazione militare sapranno davvero trasformare il nostro ācolpo di liberazioneā in un progetto politico? Lo spero tantoā.
Libreville ha ancora lāaria di una cittĆ militarizzata, ma ĆØ anche vero che tra una āconsolidata tradizione di alternanza elettoraleā e un āgolpe militareā ci può essere più di una sfumatura e i cittadini del Gabon potrebbero essere i protagonisti di questa sfumatura africana.



