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Pubblicato il 1 Dic 2017 in In evidenza

EU-Africa: le startup africane pretendono rispetto

EU-Africa: le startup africane pretendono rispetto

Il Summit Unione Africana – Unione Europea ad Abidjan è stato preceduto dal EU-Africa Business Forum incentrato sul tema della creazione di lavoro per i giovani anche attraverso la promozione dell’imprenditoria. Il rischio è sempre lo stesso: presentare iniziative “cosmetiche” basate su relazioni di facciata che restano poi inefficaci perché non coinvolgono fino in fondo le controparti africane.

Startup Europe-Africa è un’iniziativa privata, promossa da Emma Fau (imprenditrice belga) e da Antonio Grilo (professore portoghese). Ha ottenuto il sostegno della Commissione Europea con l’obiettivo di connettere gli ecosistemi startup dei due continenti, selezionando la partecipazione al Forum di 50 startup europee e 50 africane.

La presentazione del documento programmatico denominato “Startups 4 Africa Manifesto” ha indignato l’ecosistema startup africano. Secondo Femi Longe, fondatore dell’incubatore Co-Creation Hub a Lagos, “nessuna organizzazione africana e nessun leader della scena startup africana è stata coinvolta nella sua stesura”.

L’imprenditore nigeriano si è dissociato dall’iniziativa pubblicando il post “This is NOT OUR MANIFESTO” che è rapidamente diventato virale su Twitter. Longe sostiene che “gli africani coinvolti sono semplici puntini di colore. Nessuno di loro ha mai lavorato nell’ecosistema startup del continente”. I promotori hanno rigettato le accuse dicendosi pronti a recepire le integrazioni nel documento, ma ormai il danno fatto.

Gli imprenditori tecnologici africani si sono offesi perché sostengono che “il processo di creazione di un documento è tanto importante quanto il risultato finale”. Longe interpreta “qualsiasi altro metodo di procedere come un tentativo di rubare il nostro futuro proprio come è stato rubato ai nostri antenati il loro passato”.

Femi Longe si erge a portavoce dei tanti “giovani africani che lavorano per la liberazione e il progresso del continente grazie all’innovazione digitale e all’imprenditoria, nonostante le enormi difficoltà. Questo manifesto rappresenta un calice avvelenato perché pretende di sapere di cosa ha bisogno il nostro ecosistema al posto nostro”. Parole forti da un personaggio di indubbio prestigio. Per capirci la sua azienda è stata tra i luoghi visitati da Mark Zuckerberg a Lagos.

Rebecca Enonchong, imprenditrice camerunese, fondatrice di AppsTech nonché membro del board di VC4Africa, piattaforma di riferimento per tutti gli imprenditori tecnologici africani, rilancia con un tweet al vetriolo “i politici pensano che possono usare i giovani imprenditori africani per apparire ‘pro-giovani’ e ‘pro-digital’ ma non siamo stupidi!”

Cosa si dovrebbe imparare da questo equivoco? Che con l’Africa il tempo delle buone intenzioni è definitivamente scaduto. Ogni volta che si parla di Africa, in qualsiasi campo, bisogna farlo selezionando con cura gli interlocutori africani più autorevoli. Con cui, se si vuole collaborare sul serio, occorre avere l’umiltà (e la capacità) di confrontarsi davvero alla pari.

(Martino Ghielmi)

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