Elezioni in Tigray, stravince il partito al potere

di Enrico Casale
etiopia
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La vittoria era scontata ma, forse, nessuno si aspettava queste proporzioni. Nelle elezioni che si sono tenute mercoledì nel Tigray, la regione settentrionale dell’Etiopia, il Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) ha ottenuto oltre il 98% dei consensi. Una percentuale che, un tempo, sarebbe stata definita «bulgara» e che segna uno stradominio del partito locale (anche se girano voci di pressioni sugli elettori e di irregolarità).

Queste elezioni sono contestate. Già prima che si tenessero, il governo federale del primo ministro Abiy Ahmed aveva dichiarato nullo il voto e aveva chiesto che fosse rinviato (così come, a causa della pandemia di coronavirus, sono state rinviate le stesse elezioni nazionali che erano previste per il mese scorso).

I politici tigrini, con un’evidente prova di forza nei confronti del premier Abiy, hanno però comunque deciso di andare avanti. Hanno allestito i seggi e hanno ribattuto al governo che erano obbligati a organizzare le elezioni perché così prevede la Costituzione. Alla vigilia il Fronte di liberazione del Tigray aveva addirittura bollato come «una dichiarazione di guerra» ogni eventuale tentativo di impedire il voto.

Alla base di questo scontro c’è una lotta di potere tra il primo ministro e lo stesso Tplf. Quest’ultimo, dopo la caduta del «negus rosso» Menghistu Hailè Mariam, ha governato per 27 anni, con pugno di ferro, l’Etiopia. La morte di Meles Zenwi, leader del Tplf e primo ministro, e l’ascesa di Abiy Ahmed, che appartiene all’etnia oromo, ha portato a un ridimensionamento del partito tigrino e a una sua progressiva emarginazione dal potere.

La vittoria regionale del Tplf era scontata anche se non si prevedeva un successo di così ampie proporzioni. Il partito controllerà ora l’assemblea regionale forte di 152 seggi. Agli avversari non è rimasto che dividersi i restanti 38 seggi loro garantiti in base di accordi recentemente introdotti. Il Partito della liberazione del Tigray, una formazione estremista che chiede la secessione del Tigray dalla federazione etiope, si è classificato terzo nel conteggio totale dei voti, ma non è riuscito a ottenere un seggio.

Si temeva che potesse esserci un duro scontro tra il governo regionale guidato dal Tplf e il governo di Abiy. Si temevano incidenti e devastazioni. Invece, le elezioni sono state in gran parte pacifiche.

Come si comporterà ora il governo federale nei confronti della nuova assemblea? Come peserà la vittoria del Tplf sui delicati equilibri etnici etiopi? Difficile dirlo adesso. Abiy Ahmed dovrà muoversi con molta diplomazia per ricucire lo strappo con i tigrini ed evitare che la federazione, erede del millenario impero negussita, vada in frantumi.

(Tesfaie Gebremariam)

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