Genocidio ruandese, annullata l’archiviazione dell’ex first lady Agathe Habyarimana

di Tommaso Meo

La Corte d’Appello di Parigi ha annullato l’archiviazione dell’inchiesta sul possibile coinvolgimento di Agathe Habyarimana, vedova del presidente ruandese Juvénal Habyarimana, nel genocidio dei Tutsi del 1994, riaprendo uno dei casi più sensibili legati alla tragedia ruandese. La decisione, datata 6 maggio e resa pubblica nei dettagli in questi giorni, respinge la chiusura del procedimento pronunciata nel 2025, pur senza arrivare per ora a un’incriminazione formale dell’ex first lady ruandese.

Secondo i giudici francesi, l’istruttoria presenta ancora «zone d’ombra» che richiedono ulteriori approfondimenti. La Corte ha quindi ordinato nuove attività investigative, tra cui l’acquisizione di verbali di testimonianze raccolte dalla magistratura ruandese e l’audizione di nuovi testimoni, compreso l’ex dirigente delle milizie Interahamwe Dieudonné Niyitegeka, oggi in esilio in Canada. I magistrati ritengono che possa fornire elementi utili sul presunto ruolo esercitato da Agathe Habyarimana all’interno delle milizie hutu responsabili di numerosi massacri durante il genocidio.

La Corte ha inoltre chiesto verifiche negli Stati Uniti su una presunta lettera inviata nel 1994 dalla donna al presidente americano dell’epoca, Bill Clinton. Il documento, rivelato dal quotidiano francese Le Monde, potrebbe contribuire – secondo i giudici – a chiarire il livello di influenza politica esercitato da Agathe Habyarimana durante il genocidio.

La difesa dell’ex first lady, oggi 83enne, ha criticato duramente la decisione. Il suo avvocato, Philippe Meilhac, ha annunciato ricorso in Cassazione sostenendo che i tempi ragionevoli dell’inchiesta siano stati superati da anni e che molte delle nuove verifiche richieste avrebbero dovuto essere effettuate «15 o 20 anni fa». Dal 2016 Agathe Habyarimana gode dello status di «testimone assistita», posizione intermedia nel diritto francese tra semplice testimone e persona formalmente incriminata.

L’avvocato della Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh), Patrick Baudouin, ha accolto positivamente la riapertura dell’inchiesta, ma ha criticato il rifiuto della Corte di procedere immediatamente con l’incriminazione dell’ex first lady.

La riapertura del fascicolo, con nuove prove, potrebbe inoltre consentire di chiarire finalmente il ruolo di Agathe Habyarimana nell’Akazu, il ristretto circolo di potere hutu accusato di avere orchestrato il genocidio dei Tutsi.

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