Costa d’Avorio, la grazia a Gbagbo non suggella la riconciliazione

di claudia
stemma costa d'avorio

Sono state celebrazioni particolari quelle che ieri hanno segnato il 62mo anniversario dell’indipendenza della Costa d’Avorio. Alla parata militare che si è tenuta nella capitale Yamoussoukro, c’erano infatti le assenze pesanti e significative degli ex presidenti Henri Konan Bédié e Laurent Gbagbo che non hanno risposto a un invito avanzato dall’attuale capo di Stato Alassane Dramane Ouattara. Presenti invece il presidente della Guinea Bissau e attuale presidente di turno dell’Ecowas (la principale organizzazione regionale) Umaro Sissoko Embaló e il capo di Stato liberiano George Weah. 

Henri Konan Bédié e Laurent Gbagbo erano stati ricevuti il 14 luglio da Alassane Ouattara nell’ambito del processo di riconciliazione nazionale e del dialogo politico avviato un anno e mezzo fa, ma si sono fatti notare per la loro assenza.  

Poco dopo la cerimonia, il Pdci ha rilasciato un comunicato stringato, spiegando che Henri Konan Bédié non ha potuto prendere parte alle celebrazioni “per motivi personali”, ma che ha incaricato una delegazione di cinque persone di rappresentarlo. Nessuna spiegazione, invece, da parte del Ppa-CI, il partito di Laurent Gbagbo.

Tuttavia, sabato sera, nel suo tradizionale discorso alla Nazione, Alassane Ouattara aveva annunciato la grazia per Laurent Gbagbo, condannato nel 2018 dalla magistratura ivoriana a 20 anni di carcere per il cosiddetto “colpo Bceao”.

Si è trattato di una grazia e non di un’amnistia come speravano i sostenitori di Laurent Gbagbo e questo secondo diversi osservatori ha fatto la differenza. In termini legali, l’amnistia cancella la condanna, cosa che non avviene con la grazia. Ciò solleva la questione se Laurent Gbagbo possa legalmente candidarsi a un’elezione come quella presidenziale del 2025.  

Laurent Gbagbo

Sabato sera, Ouattara ha anche annunciato la liberazione condizionale di due ex funzionari dell’apparato di sicurezza del governo di Gbagbo: il viceammiraglio Vagba Faussignaux, condannato a vent’anni di carcere nel 2015, e il comandante della gendarmeria, Jean Noël Abéhi, che era stato condannato a dieci anni di carcere nel 2018 per “cospirazione contro l’autorità dello Stato”. 

La liberazione dei “prigionieri politici”, cioè di coloro che erano stati arrestati o condannati per il loro ruolo nella crisi del 2010-2011, è stata una richiesta ricorrente dell’opposizione.

Secondo diversi osservatori, i rilasci di sabato (o le modalità) potrebbero essere stati ritenuti insufficienti dagli ex presidenti Gbagbo e Bédié. In ogni caso, come sottolinea anche la stampa francese molto attenta alle vicende ivoriane, l’atteso simbolo di riconciliazione, l’immagine di tre pesi massimi della politica ivoriana Ouattara-Bédié-Gbagbo, fianco a fianco nell’anniversario dell’indipendenza, il 7 agosto non si è materializzata. 

Condividi

Altre letture correlate: