«Centrafrica, un Paese nel caos»

di Enrico Casale
ribelli in centrafrica

di Enrico Casale
«Il Paese è in una situazione di gravissima instabilità. Nonostante gli accordi di Khartoum siglati a febbraio da governo e 14 leader ribelli, l’80% del territorio è in mano a bande che rispondono a leader locali. L’intesa firmata in Sudan prevedeva il loro disarmo, ma non è avvenuto. Così continuano gli scontri, i saccheggi, le violenze». A denunciare la situazione è padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano italiano da 28 anni nella Repubbblica Centrafricana, oggi parroco di Bozoum e responsabile della Caritas diocesana.

A un’ottantina di chilometri da Bozoum, il 20 e il 21 maggio le milizie Tre Erre hanno massacrato i civili. «Questa milizia – continua padre Gazzera – dice di difendere i pastori di etnia peul, in realtà combatte per sé stessa e per il bottino. La nostra zona è relativamente tranquilla, anche se proprio un reparto dei Tre Erre si è accampato a non più di 20 chilometri e temiamo tensioni».

In questi ultimi anni, padre Gazzera ha concentrato la sua attenzione anche sullo sfruttamento delle risorse naturali e minerarie del Paese. Un’attività che il 2 maggio scorso gli è costata l’arresto mentre testimoniava lo scempio in una miniera d’oro. «Non ci sono regole – afferma amareggiato padre Aurelio –, le licenze dovrebbero essere concesse attraverso atti ufficiali dal Parlamento di Bangui. Invece la maggior parte di esse sono date informalmente da funzionari pubblici in combutta con i vertici delle istituzioni. Dall’inizio del 2019 sono state concesse 116 licenze per lo sfruttamento di miniere di diamanti e oro e per l’abbattimento di alberi pregiati (per il legname). Un parlamentare mi ha confermato che solo otto di esse hanno seguito l’iter previsto dalla legge. Nel bilancio statale di previsione sono calcolati 100.000 euro di entrate dalle licenze. Una cifra ridicola! Solo le miniere di Bozoum potrebbero fruttare dai 7 agli 8 milioni».

I concessionari sono imprese cinesi, russe, libanesi, sudafricane. «Accade che le aziende straniere – nota il religioso – siglino accordi corrompendo i funzionari, senza accordi con le comunità locali, non rispettando la natura. Ma la loro importanza è tale che il governo di Bangui garantisce loro la protezione dei militari. Militari che, altrove, non si vedono. Su questo Paese si sono scatenati gli appetiti di molti, nel disprezzo di chi qui ci vive, con uno sfruttamento vasto e selvaggio delle risorse minerarie».

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