Centrafrica: denunciate pesanti ricadute delle violenze sull’istruzione

di Valentina Milani

Cresce la preoccupazione dell’Unicef e delle Nazioni Unite sulle pesanti ricadute che le violenze in diverse zone della Repubblica Centrafricana possono avere sull’istruzione di bambini e ragazzi: “Siamo estremamente preoccupati per l’impatto della recente escalation di violenza nella Repubblica Centrafricana sull’istruzione di centinaia di migliaia di bambini in tutto il Paese”, si legge in una dichiarazione congiunta della coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite, Denise Brown, e del rappresentante dell’Unicef in Rca, Fran Equiza.

Solo pochi mesi dopo essere tornati a scuola dopo la chiusura a causa della pandemia di covid-19, i bambini stanno ancora una volta vedendo la loro istruzione interrotta: dallo scorso dicembre – si legge nella nota – l’aumento della violenza ha fatto sì che le scuole siano state chiuse con la forza, occupate o danneggiate in 11 delle 16 prefetture del Paese, colpendo un bambino su due. Ad oggi, almeno 26 scuole in tutto il Paese sono ancora occupate da gruppi armati e 999 non sono operative a causa dei combattimenti. Metà dei bambini  non ha accesso alla scuola a causa del conflitto.

Queste violazioni stanno privando i bambini della Repubblica Centrafricana dei loro diritti fondamentali ad avere un’istruzione, a farsi degli amici nella sicurezza delle aule e a sviluppare le competenze di cui hanno bisogno per costruire un futuro migliore per se stessi e per le loro comunità. Questo è inaccettabile”, affermano Brown ed Equiza.

Unicef e Nazioni Unite fanno sapere nel medesimo comunicato che stanno sostenendo gli sforzi per garantire che i bambini costretti a rimanere a casa abbiano accesso a soluzioni di apprendimento alternative, come l’istruzione via radio, e che siano disponibili spazi di apprendimento temporanei per coloro che hanno dovuto fuggire dalle loro case. Inoltre esortano “i gruppi e le forze armate a proteggere gli studenti, gli insegnanti e gli operatori umanitari e a rispettare le scuole come zone di pace e rifugi sicuri per l’apprendimento, in linea con i loro obblighi secondo i diritti umani internazionali e il diritto umanitario internazionale”.

La situazione di violenza e crisi in corso in Repubblica Centrafricana ha anche spinto oltre 109.000 persone a fuggire dal Paese da dicembre 2020 ad oggi. Lo ha reso noto l’Unhcr il 22 febbraio scorso, riportando le stime dei governi ospitanti i rifugiati: la maggior parte attraversa il confine meridionale fino alla Repubblica Democratica del Congo e le Nazioni Unite stanno preparando un piano per trasferirne 35.000 dalle aree di confine a quattro località nell’entroterra, in tre differenti provincie congolesi.

Ai rifugiati fuori dalla Rca si aggiungono altre 100.000 persone, secondo le stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), che sarebbero sfollate ancora all’interno della Repubblica Centrafricana. Tra i nuovi arrivati Unhcr ha identificato 8 persone affette da covid-19, che si sommano ai 35 rifugiati infetti già trasferiti in Camerun.

Nello specifico la Repubblica Democratica del Congo ospita 92.053 richiedenti asilo della Rca, 7.406 il Ciad, 6.116 il Camerun e 4.331 il Congo. 

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